di Mario Marti

Gerardo Trisolino non è nuovo agli studi e alla poesia. Tempo fa (1991) egli ha pubblicato una bella monografia su Cesare Teofilato, del quale ha narrato la vita avventurosa ed analizzato certi singolari componimenti poetici…
Dopo le sue prime poesie raccolte in La cravatta di Stolypin, è ritornato al suo non più segreto amore con Il giovane clochard. Tutt’altro che anarchico e ribelle [come Teofilato], Trisolino appare sempre pensoso e meditativo. Qualche volta azzarderei anche prosastico e crepuscolare; e questo gli permette un tono mormorato e sommesso, mai sopra le righe, e che tuttavia s’alza, occasionalmente, a una maggiore intensità, per poi ritornare al “silenzioso” colloquio con se stesso.
Ecco, secondo me, la più bella poesia della raccolta, brevissima appunto, per via del respiro:
Il tuo sorriso, amore mio
scende la sera ad arrossare
orizzonti che muoiono.
Penetra col sole tra muri che tolgono il respiro,
che allontanano dal sogno.
Trattienilo, trattienilo,
non mandarlo via.
È una delle poche poesie d’amore della raccolta; e a me pare assai intensa e robusta di valori simbolici. Ma Trisolino ama piuttosto meditare sulle avventure amare della vita filtrate attraverso la compresenza delle proprie esperienze. Questa la sua tematica generale.
[“Corriere del Giorno”, 14 aprile 1996]





































































