Scritti cittadini 2. Per una nuova cultura collettiva

di Gianluca Virgilio


In copertina: Franco Cuazzo, Captivus (1990).

[Pubblico qui i miei Scritti cittadini, apparsi su vari fogli locali dal 2003 al 2008 e riuniti in volume presso Santoro di Galatina nell’anno 2008]

Riflettere sulla cultura cittadina significa osservare quanto avviene intorno a noi, non sottovalutare mai le emozioni, i comportamenti, i gesti delle persone, che rischiano di essere sempre meno spontanei e sempre più omologati ed eterodiretti. Con ciò si contribuisce in modo naturale alla elaborazione di una nuova cultura collettiva, mettendola al riparo da ogni concezione esornativa ed edificante e dagli stereotipi dominanti. Purtroppo, il politico si dimostra sempre più incapace di “provocare” – come si dice della reazione chimica – una simile cultura, perso com’è dietro la ricerca della visibilità – termine nel quale si compendia l’individualismo narcisisistico e autoreferenziale della nostra classe politica – che occupa gran parte della sua vita. E se il politico perde tre quarti della giornata in questo modo – controllando ogni mattina che cosa si scrive di lui sulla stampa locale e cercando poi di condizionarne il giudizio -, l’uomo di cultura, quello che un tempo si definiva l’intellettuale, appare ugualmente incapace di incidere nel tessuto sociale; egli vive ancora, come don Ferrante di manzoniana memoria, in maniera molto appartata, tra i libri della sua biblioteca privata o occupandosi meritevolmente del suo lavoro in uno studio professionale. Quanti buoni avvocati, quanti buoni professori, ingegneri e periti d’ogni genere, quanti buoni dottori d’ogni sapienza ci sono nella città!

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