Inchiostri 188. Per Giuseppe Casciaro

di Antonio Devicienti

Mi piace pensare che si tratti di un raddoppio di vita: guardare Castro Marina e serbare per sé l’esperienza della luce sulla scogliera e sul mare, o, invece, restituirla con i pastelli affinché il proprio sguardo diventi, anche, lo sguardo d’altri.

Mi piace immaginare Casciaro che sceglie un affaccio dalla scogliera sull’Adriatico, apre un grande ombrello per proteggersi dal sole (durerà ore il lavoro), aprire la scatola dei pastelli, cominciare a dipingere mentre Castro Marina laggiù, lontana eppur prossima alla mente, splende.

Avrà avuto con sé pane e formaggio, un bottiglione di vino (rosso, forte), nel polso e nelle falangi della mano occhi e occhi per disegnare e dipingere Castro Marina, il tempo sedimentato negli scogli bianchi, il tempo sedimentato di Salentino che guarda Castro Marina, terra (almeno questa, forse) senza rimorsi.  

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