di Roberto Orlando

La cosiddetta poesia improvvisata, estemporanea, istintiva è un fenomeno diffuso da tempi immemori in tutte le aree del mondo. Che venisse usata per mantenere viva la memoria di eventi epici passati, per ricordare una genealogia o per allietare i momenti di festa con delle gare poetiche, quel che è certo è che si tratta di un aspetto della vita sociale a cui nessun popolo ha mai rinunciato.
La poesia improvvisata ha conosciuto il massimo splendore in Italia nel periodo rinascimentale con temi prevalentemente arcadici; nei secoli XVIII e XIX si connotò come accademica e patriottica, assumendo anche una singolare importanza letteraria e sociale. Principalmente nel XIX secolo tale genere di poesia si caratterizzò con un vasto repertorio sentimentale, una concezione romantica del poetare. Un gran numero di poeti improvvisatori si esibiva nei salotti borghesi e nei teatri della penisola, proponendo temi convenzionali o ispirati alle passioni, agli avvenimenti risorgimentali dell’epoca, spesso accompagnandosi con la musica.





































































