di Gianluca Virgilio

In copertina: Franco Cuazzo, Captivus (1990).
[Pubblico qui i miei Scritti cittadini, apparsi su vari fogli locali dal 2003 al 2008 e riuniti in volume presso Santoro di Galatina nell’anno 2008]
Venerdì 27 luglio avevo appuntamento con i miei amici, come ogni sera, in piazza San Pietro; un appuntamento solito e tacito, a cui, volendo, ciascuno di noi può sottrarsi, a seconda delle circostanze e secondo gli umori del momento o se ha di meglio da fare. E’ qui che ci vediamo per chiacchierare un po’, con la speranza di vincere così la calura estiva, sorbendo un gelato o una granita; è da qui che muoviamo a piedi verso la Chiesa di Santa Caterina o verso piazza Alighieri, per fare una passeggiata serale stando in compagnia, con la quale rendiamo un’estrema, forse un po’ patetica, testimonianza alla residua socialità che ci è concessa. Parliamo della situazione politica locale e nazionale, degli incendi dei boschi, di arte, del caldo estivo, immaginando, per quanto è possibile, scenari futuri più o meno apocalittici. Prima di mezzanotte ci salutiamo e andiamo a dormire, qualche volta contenti per una visione che si sia affacciata all’improvviso nei nostri discorsi, qualche volta storditi dalle nostre stesse chiacchiere.
Venerdì 27 luglio, dicevo, dopo cena, prendo lo scooter, con cui solitamente copro la distanza tra la periferia in cui abito e la piazza, e cerco di raggiungere i miei amici. Invano! Un traffico d’auto più che mai caotico mi imbottiglia in Corso Porta Luce, un traffico che non riesco a superare neppure a bordo dello scooter, col quale di norma mi muovo piuttosto agevolmente nelle strade cittadine. Arrivato nei pressi della pupa, alla mia destra vedo uno sbarramento, che neanche il G8 di Genova aveva reso più efficiente, una zona rossa invalicabile come fosse un limite militare, a sinistra una piccola folla ferma in un luogo dove di solito non sosta nessuno. Cerco un parcheggio per lo scooter, cioè non un parcheggio regolare, perché in città cose simili non esistono, e quindi lo scooter puoi parcheggiarlo sul marciapiede, sopra un’edicola, sul ramo di un albero, dovunque, ma non dentro strisce regolamentari; cerco un parcheggio, dicevo, non lo trovo, e sono costretto a lasciare lo scooter in piazza Fortunato Cesari, nello spazio riservato alle auto. Pazienza, mi dico, farò quattro passi a piedi. Ma i miei amici, dove saranno?





































































