di Antonio Devicienti

Immagino i suoi anni al Cairo, curiosissimo di ogni volto, di ogni voce, di ogni colore.
Giunto da una lontana provincia mediterranea, amò la gente del Cairo, ne imparò il dialetto, ne dipinse gli sguardi.
Occhi, bocche, increspature della pelle, gl’interessavano gli esseri umani, il loro stare mentre intorno s’intuisce il brusio della strada o del mercato, la prossimità del deserto.
Forse essere figli di una terra rossa e di sassi bianchi affioranti, di paesi che prendono luce da due mari, di cappelle in penombra attorcigliate di flora pietrificata educa a cercare mondi, a trovarli negli occhi di chi guarda il pittore mentre li dipinge.





































































