L’illusione della neutralità. Fabrizio De André tra miti di pacificazione e impegno politico

di Gianluca Conte

Nelle dinamiche del dibattito pubblico contemporaneo, in particolare all’interno delle piattaforme digitali e dei social media, assistiamo sempre più di frequente a un fenomeno di rivendicazione paradossale: la pretesa «non appartenenza» di Fabrizio De André ad alcuna corrente politica o di pensiero. A prima vista, un’operazione del genere potrebbe sembrare mossa da buone intenzioni, quasi come il tentativo di preservare l’artista da strumentalizzazioni di parte o da becere appropriazioni di fazione. Tuttavia, a un’analisi socio-critica più attenta, emerge una realtà completamente diversa e assai più insidiosa. Ci troviamo di fronte a un meccanismo assai comune e consolidato nell’industria culturale moderna, ovvero la neutralizzazione del pensiero in nome di un’universalità annacquata. Quando un autore raggiunge la statura di un gigante e diviene «patrimonio nazionale», la tentazione diffusa è quella di smussarne le asperità, smontarne la carica contestatrice e piallarne le prese di posizione più scomode per renderlo commestibile a chiunque, indipendentemente dalla sensibilità etica o politica dell’ascoltatore.
Ridurre l’immensa opera artistica e letteraria di Fabrizio De André a un generico «patrimonio di tutti», cioè un contenitore neutro all’interno del quale ogni spettatore può sentirsi assolto e a proprio agio, significa fraintendere in modo radicale e fuorviante sia la sua poetica sia la sua stessa traiettoria esistenziale. Faber non è mai stato un «paciere» neutro; la sua arte è stata, fin dagli esordi e sino agli ultimi lavori, un campo di battaglia concettuale e umano.

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1 risposta a L’illusione della neutralità. Fabrizio De André tra miti di pacificazione e impegno politico

  1. Alessandro scrive:

    Pienamente d’accordo!

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