Ottant’anni di democrazia (2 giugno 1946 – 2 giugno 2026): qualche riflessione

di Franco Martina

Quando non gli rimane, dentro, nemmeno una minima parola,

è allora che i morti, finalmente, parlano.

Bisogna cominciare ad ascoltarli quando anche l’ultima

parola è esalata dalla loro bocca.

Giorgio Caproni, Racconti partigiani

​​​​​Una libertà vera, e non puramente istituzionale, non conosce ​​​​​​​guerre, perché le ha già vinte tutte, e non conosce eserciti ​​​​​​​perché li ha tutti distrutti; e se le avviene di dover combattere ​​​​​è perché essa non era del tutto vera e del tutto libera.

​​​​​​Carlo Levi, Introduzione a Paura della libertà

1-  Dunque, sono ottant’anni che l’Italia è una democrazia. In realtà, quello che fu votato con il referendum del 1946 appariva, ed era, più un sogno che un progetto politico. Un bel sogno, che chiunque poté vedere nel 1948, quando entrò in vigore la Costituzione della Repubblica e fu archiviato il, nonostante tutto, glorioso Statuto di Carlo Alberto. Ma, dopo il 2 giugno, il Re se ne era andato e, con lui, anche il vecchio Statuto. Il Re se ne era andato, ma l’Italia era devastata. L’entusiasmo parlava di vittoria, di liberazione; la realtà era un’altra. L’Italia era stata divisa in due, il Sud occupato dagli anglo-americani, mentre al Nord una guerra ‘totale’ teneva la popolazione civile al centro dello scontro:  anglo-americani contro nazifascisti; antifascisti contro nazifascisti. L’Italia usciva dall’avventura fascista con una sconfitta militare pagata a caro prezzo. Alla guerra tra il 1940 e il ’43 avevano partecipato 3.430.000 persone. I caduti furono 194.000; 41.000 in campi nazisti. Alla guerra di liberazione e resistenza contro i nazifascisti parteciparono 340.000 partigiani. 379.000 aderirono al corpo di forze alleate. I caduti furono 26.000. Le vittime civili dei bombardamenti furono tra gli 85 e 150.000, 23.000 civili morirono uccisi nei campi di concentramento e di sterminio nazisti. I feriti, mutilati o invalidi furono 320.000. I militari prigionieri degli anglo-americani tra il 1940-45 furono circa 621.000.

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