Gli Illuministi del Sud parlano al presente

di Lino Patruno

E poi gli Illuministi al Sud. Non si vuole dire nulla di nuovo rispetto a ciò che gli studiosi conoscono da sempre. Ma è bene dire qualcosa di nuovo per chi ne ha poco sentito parlare nella descrizione di un Sud sempre ritenuto in debito di qualcosa. Allora magari sarà arduo dire che l’Illuminismo italiano sia nato prima a Napoli che a Milano. Ma di sicuro quello di Napoli non ha nulla da invidiare a quello di Milano. E se le trombe lombarde hanno annunciato personalità come Pietro Verri e Cesare Beccaria, le campane di Napoli sono rintoccate per Pietro Giannone, Antonio Genovesi, Giuseppe Palmieri, Gaetano Filangeri, Francesco Lomonaco, Francesco Milizia. Voci tanto innovative quanto non notissime in una società meridionale bisognosa di conoscere sé stessa. Fra la metà e la fine di un Settecento che culminerà nel 1789 francese.

 Una garanzia è che ad occuparsi dell’Illuminismo meridionale sia Pasquale Guaragnella, appunto col suo <Illuministi meridionali> (pag. 207, Pàtron Editore, 2026). Guaragnella italianista eccelso, già docente di Letteratura italiana all’università di Bari. E con altri studiosi promotore del fervido sito www.illuministimeridionali. Così soprattutto da italianista Guaragnella affronta il tema (sottotitolo del libro: <Indagini sul lessico e stili di pensiero>). Il cui filo conduttore (e lascito alla storia) era la critica a quelle che sarebbero state poi identificate fra le prime cause della Questione Meridionale. E cioè quel ritardo economico del Sud cui l’Unità d’Italia fece da detonatore. La lotta al feudalesimo, anzitutto, problema che il periodo francese a Napoli solamente scalfì. E la lotta alla debolezza delle istituzioni dello Stato, che al latifondo e alla prepotenza dei feudatari non seppero opporsi.

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