di Roberto Orlando

Luigi Lopez y Royo (foto del 1893).
Il periodo della Belle Époque (1880 – 1914) veniva celebrato dalla borghesia europea come l’Età del proprio trionfo e del benessere, nonché del progresso sociale, economico, politico e culturale mai sognati prima. Questa grande illusione si frantumerà bruscamente nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale.
Ma dove e come è stata “bella” quell’epoca? Chi poteva si rifugiava nei salotti altoborghesi e aristocratici dell’Europa occidentale, nei luoghi in cui le tempeste della storia rimanevano fuori. In Italia, nei salotti romani, fiorentini, veneziani, genovesi, milanesi, napoletani, perfino leccesi fiorì quella che ci è stata tramandata come l’illusione dei “bei tempi andati”, quei salotti in cui tra tappezzerie, tendaggi, poltrone, divani, mobilia ricca e raffinata stile Liberty, luci, sfoggio di abiti eleganti, sfarzo di toilettes e di gioielli, profumi di essenze e fragranze di cibi, musica, balli, poesia, mondanità, si erano rifugiate, come in una fiaba, le élites sociali.
Ma, accanto all’ostentato benessere di certi strati sociali, risaltavano le difficoltà della stragrande maggioranza della popolazione, che viveva in condizioni miserevoli, se non addirittura di estrema povertà. È il dramma che si mescola con la commedia, la tragedia con la farsa. Sarà la crisi economica, che sfocerà nella prima guerra mondiale, a porre termine alla Bella Époque.





































































