di Veronica Montin

Una raccolta di nove studi il cui fil rouge è rappresentato dalla volontà di indagare gli autori del Novecento italiano – come si legge sin dal titolo Nelle pieghe del Novecento. Studi sulla letteratura italiana contemporanea (Lecce, Milella 2025, pp. 229) – «nelle pieghe della loro attività, alla ricerca di aspetti meno noti, di rapporti con altri autori, di opere dimenticate» (p. 9). Il percorso si apre con Lucini (La parola antagonista dell’avanguardia: Lucini e i futuristi), del quale Antonio Lucio Giannone mette in luce l’impegno politico, evidente soprattutto nella raccolta Revolverate (1909). Attraverso l’analisi di alcuni componimenti nei quali i personaggi smascherano virtù e vizi della classe di appartenenza, lo studioso ripercorre i principali nuclei dell’immaginario luciniano: la satira antiborghese, la rivalsa sociale delle classi umili, l’antimilitarismo. Valori che producono un sorprendente cortocircuito quando si consideri che la raccolta di Lucini fu stampata per le Edizioni di «Poesia» di Marinetti. Giannone mostra tuttavia come una simile sensibilità politico-sociale fosse condivisa anche da autori presenti nella prima antologia ufficiale del movimento, I poeti futuristi del 1912: in alcuni testi, infatti, Enrico Cardile, Paolo Buzzi ed Enrico Cavacchioli si fanno interpreti della voce degli ultimi, in sintonia con l’ispirazione dei versi luciniani.
Il saggio seguente, Giuseppe Prezzolini e la «Rivista d’Italia» (con lettere inedite di Prezzolini a Michele Saponaro), prende in esame l’attività di Saponaro all’interno della rivista fondata da Domenico Gnoli. L’attenzione si concentra in particolare sul carteggio (1918-1920) tra Saponaro e Prezzolini, collaboratore della rivista dapprima con un ritratto di Einaudi (pubblicato nel 1918), quindi, su invito dello stesso Saponaro, come curatore della rassegna di letteratura italiana contemporanea. A partire da questa esperienza editoriale, Giannone ricostruisce così le preferenze critiche del Prezzolini degli anni 1919-23 ‒ orientate soprattutto verso vociani (Papini), rondisti (Baldini, Cecchi), lacerbiani (Jahier) e, tra i critici, Borgese e Serra ‒ e le riserve espresse nei confronti di Tozzi, Moretti, Govoni, Palazzeschi e Aleramo. Il saggio si chiude con la pubblicazione di quattordici lettere inedite di Prezzolini a Saponaro (1918-1920).





































































