di Ferdinando Boero

Sono genovese. Quando mi lavo i denti chiudo il rubinetto e quando esco da una stanza spengo la luce. Saranno luoghi comuni sui genovesi, ma in entrambi i casi c’è un contatore che gira e alla fine arriva una bolletta. Eppure le due cose che sto “consumando” sono molto diverse.
Se lascio scorrere inutilmente dieci litri d’acqua, li pago. Ma quei dieci litri non scompaiono. Finiscono nelle fognature, vengono depurati — si spera — raggiungono un fiume o il mare, evaporano, entrano nell’atmosfera e prima o poi tornano sulla superficie terrestre con la pioggia.
È il ciclo dell’acqua. Lo impariamo alle elementari e presto lo dimentichiamo.
Se invece lascio la luce accesa, l’energia che ho pagato viene trasformata e degradata in calore. Per produrne altra occorre utilizzare nuovamente una fonte energetica. Se brucio carbone, gli atomi che lo costituivano non scompaiono, ma il carbone come carbone non c’è più: è stato trasformato soprattutto in anidride carbonica e l’energia chimica che conteneva è stata dissipata. Con l’acqua è diverso. Un litro che evapora è ancora H₂O. Ha cambiato stato e posizione, non identità chimica.





































































