Manco p’a capa 328. Le due bollette di un genovese

Questo non significa che possiamo lasciare aperti i rubinetti. L’acqua prelevata da una falda e scaricata in mare potrebbe evaporare e piovere a mille chilometri di distanza, oppure tornare nello stesso posto quando non serve. Non è scomparsa dal pianeta: è scomparsa da dove e quando ci serve.

Gli idrologi considerano infatti “consumata” anche l’acqua evaporata, traspirata dalle piante, incorporata nei prodotti o comunque non più immediatamente disponibile nell’ambiente da cui è stata prelevata. È una definizione tecnica utile. L’equivoco nasce quando, nel linguaggio comune, “acqua consumata” viene intesa come acqua che ha cessato di esistere.

Oggi quasi tutto viene tradotto in litri d’acqua “consumati”. Per produrre un chilo di carne bovina si citano circa 15.000 litri. Ma la maggior parte è acqua verde, prevalentemente pioggia utilizzata dalla vegetazione e restituita al ciclo attraverso l’evapotraspirazione; una parte è acqua blu, proveniente da fiumi, laghi e falde; l’acqua grigia è invece un indicatore del volume teoricamente necessario ad assimilare determinati inquinanti.

Dire che una bistecca ha “consumato 15.000 litri d’acqua” fa immaginare 15.000 bottiglie svuotate e scomparse. Non è quello che è avvenuto.

Eppure l’impronta idrica è un concetto importante, proprio come l’impronta energetica. Ci permette di valutare quanta acqua è coinvolta nelle nostre attività, da dove proviene e come ne modifichiamo disponibilità e qualità. Il problema non è l’indicatore, ma trasformarlo in uno slogan.

L’ultimo arrivato è ChatGPT. Anche l’intelligenza artificiale “consuma acqua”, ci dicono. I centri di elaborazione dati producono calore e alcuni utilizzano torri evaporative per dissiparlo. L’acqua evapora e nella contabilità idrica risulta consumata. Ma non è stata annientata: è entrata nell’atmosfera.

L’impatto può essere comunque reale. Se prelevo acqua da una falda in una regione arida posso aggravare una scarsità locale. E nelle torri evaporative l’acqua che evapora lascia sali e altre sostanze nell’acqua residua. Per evitare che si concentrino troppo, una parte dell’acqua deve essere periodicamente eliminata come acqua di spurgo.

La domanda interessante, quindi, non è quanti litri abbia “bevuto” ChatGPT, ma da dove viene quell’acqua, dove finisce e come viene modificata.

Acqua ed energia, inoltre, sono collegate. L’acqua del mio rubinetto deve essere captata, potabilizzata e spesso pompata; dopo l’uso deve essere raccolta e depurata. Tutto questo richiede energia. Lasciare aperto un rubinetto può quindi significare indirettamente anche consumare energia. Le mie due bollette non sono indipendenti. Ma impronta idrica e impronta energetica non significano la stessa cosa.

Quando muore una persona cara, gli atomi e le molecole che formavano il suo corpo non scompaiono. Scompare qualcosa di infinitamente più importante: quella particolare organizzazione della materia che costituiva quella persona. La materia torna a circolare.

Con l’acqua il fenomeno è ancora più semplice: nel normale ciclo idrologico persino la molecola rimane H₂O. Oceano, nuvola, pioggia, falda, rubinetto, fogna, fiume, mare: cambia comparto, ma continua a circolare.

Perciò continuerò a chiudere il rubinetto e a spegnere la luce. Sono genovese. Ma sapere che cosa sto davvero risparmiando mi sembra più utile che limitarmi a guardare i due contatori.

[“Il Secolo XIX” del 25 settembre 2026]

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