Nuovo Zibaldone Salentino XX

***

Bestiario di Sirgole. Il lupo. Non avrei mai pensato in questi numerosi anni che mi separano dalla mia fanciullezza di vederti davanti a me. Tu mi hai visto per primo e sei rimasto immobile, scrutandomi, mentre io, col tubo in mano, nel mezzo del campo innaffiavo alcune piante per dar loro sollievo dalla calura estiva nel tardo pomeriggio dei primi di settembre. Eri venuto su dal canale – ed io avevo visto già le tue tracce, ma non volevo crederci -, sospinto dagli spari dei cacciatori, e certamente te ne andavi lungo la siepe di fichidindia verso il vigneto lasciato incolto e infrascato, e di lì avresti raggiunto il vicino bosco abbandonato e pieno di alberi caduti. Io so che è lì il tuo covile. Ma per un attimo ti sei fermato vicino a me e mi hai guardato. Antichi fantasmi (“se non fai il bravo, il lupo ti mangia”) per un attimo mi hanno fatto tremare, ma poi i tuoi occhi mi hanno detto la paura animale dell’uomo, la fuga verso il rifugio, l’ansia per la salvezza. Il corpo smunto rivelava la fame subita da giorni, da quando la riapertura della caccia ti aveva fatto disperare del prossimo futuro. E’ stato un attimo di immobilità. Poi, come se nulla fosse, hai ripreso la tua corsetta lungo la siepe e sei scomparso tra i rovi.

***

Scuola democratica. Ma non era Massimo Recalcati che, nel 2014, a proposito dell’insegnante, aveva evocato la figura della “carne trita”, plasmabile a piacimento dall’apparato burocratico della Scuola (leggi la nota L’insegnante ovvero della “carne trita” nel Nuovo Zibaldone Salentino XIX)? Ora, ne La luce e l’onda. Cosa significa insegnare?, Einaudi, Torino 2025, egli dice che nel rapporto scolastico con gli studenti “bisogna portare con sé il fuoco del desiderio” (p. 125). Come non essere d’accordo? Sarebbe sconfortante entrare in classe con la faccia depressa! La scuola democratica di Recalcati prevede un insegnante che abbia introiettato il dispositivo disciplinare descritto da Foucault (continuamente punzecchiato in corso d’opera) e sia capace di sopportarne l’invadenza col sorriso sulle labbra: bisogna obbedire alla Legge e suscitare il desiderio della conoscenza entro i limiti da quella segnati. L’insegnamento di Foucault è disinnescato, la sua carica critica depotenziata e incanalata in un discorso rassicurante: basta sovrapporre alla condivisibile critica del sistema scolastico attuale l’immagine del maestro ideale, pieno di desiderio trasmissibile alle nuove generazioni. La Scuola com’è e come dovrebbe essere. Come dovrebbe essere e non è!

***

Una genuflessioncella. Che necessità aveva Massimo Recalcati di concludere
La luce e l’onda. Cosa significa insegnare?, cit., con una sorta di professione di fede, sia pure recitata en passant, a proposito della “guerra in Ucraina – scatenata dal colonialismo imperialista di Putin -” (p. 148)? Un omaggio all’informazione mainstream, una genuflessioncella…

***

Le unghie di Karin. Discussione in classe sulla bellezza. Proietto sulla Lim l’immagine di una bellissima giovane donna che avverte chi la guarda di essere frutto dell’IA. Ogni epoca ha avuto il suo modello di bellezza, dico, esito convenzionale dell’immaginazione umana; questo che abbiamo davanti è l’ultimo, un modello pressoché inarrivabile, come tutti i modelli. Chiedo: chi ha fornito alla macchina i dati da utilizzare per la costruzione del modello? E’ l’uomo, indubbiamente – mi rispondono -. Dunque, non c’è nessun pericolo in vista, a meno che …, a meno che qualcuno non monopolizzi l’algoritmo e lo utilizzi per dominare sugli altri uomini – ho detto -. Allora ho sentito una voce che diceva: Che cosa c’entra questo con la bellezza?. Ditemi: l’immagine inarrivabile di questa giovane bellissima donna, il suo potere di seduzione, non è forse la metafora di un dominio già in atto che alcuni uomini, i padroni dell’algoritmo, esercitano sul resto dell’umanità? Ho detto queste cose ai miei allievi e li guardavo in silenzio per averne risposta. Ed ecco che si avanza tra i banchi, dal fondo della classe, Karin, e si avvicina alla cattedra, tendendomi le braccia tatuate con le mani riverse: “Guardi le mie unghie, prof, non sono perfette?”.

***

Rimozione. I miei studenti mi chiedono di fare un dibattito in classe, ma non vogliono discutere della guerra, sono stufi del gran parlare che se ne fa nei Tg e sui social.

– D’accordo – dico – E allora di cosa volete parlare? –

-Di noi, del nostro futuro, delle nostre aspirazioni, della nostra vita – mi rispondono. Ed allora non so più se sia io a sbagliarmi pensando che la guerra sia il problema principale del nostro tempo oppure se gli studenti reagiscano così per autodifesa, per non pensare a quel flagello che potrebbe negare il futuro, con una sorta di rimozione che, almeno nell’immediato, consente di fare progetti continuando a vivere normalmente la vita di tutti i giorni.

***

Morire e vivere. Non si muore mai in un momento preciso. Morire significa assistere giorno dopo giorno allo svanire di tutte le cose: una casa viene abbattuta, un albero sradicato, un amico muore, un ricordo non torna più alla mente, ecc. Alla fine tutto svanisce, anche la persona.

Eppure questa è solo una faccia della medaglia, perché mentre tutto ciò accade, tu stai vivendo; e vivere significa anche assistere giorno dopo giorno alla nascita di tutte le cose: una casa viene costruita, un albero piantato, un bambino viene al mondo, un ricordo torna alla mente, ecc. Alla fine, tutto si trasforma, anche noi stessi non siamo più quelli di prima.

***

Biblioteca privata. Una biblioteca privata, sia pure di piccole dimensioni, una raccolta di libri nata nel corso di una vita per opera di un uomo che, a sue spese, l’ha messa insieme inseguendo i suoi interessi e le sue predilezioni, è pur sempre sufficiente e degna del nome di biblioteca se contiene molti libri che non sono stati letti e che forse non lo saranno mai da chi la possiede.

***

Corso di formazione. L’argomento principe della cosiddetta formazione in tutte le scuole d’Italia (e non solo) è come fare lezione utilizzando l’IA. Beh, nessuno mi toglie dalla mente che qui si stia sperimentando come rottamare, in un prossimo futuro, gli insegnanti sostituendoli con dei robot. Quand’anche mi sbagliassi su questa ipotesi estrema, è certo che per l’insegnante fare lezione utilizzando l’IA significa rinunciare alla propria intelligenza naturale. Il che equivale ad una rottamazione in effige.

Questa voce è stata pubblicata in Nuovo Zibaldone Salentino di Gianluca Virgilio e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *