Machiavelli e Campanella. Il pensiero politico tra realtà e ideale

di Gianluca Conte

Niccolò Machiavelli e Tommaso Campanella rappresentano due delle voci più originali e influenti della filosofia politica italiana dell’Età moderna. Sebbene separati da circa un secolo e da contesti storico-sociali profondamente diversi – l’uno testimone della crisi delle signorie italiane e delle invasioni straniere, l’altro della Controriforma e della repressione spagnola nel Regno di Napoli – entrambi si interrogano sulla natura del potere, sull’organizzazione della società e sul rapporto tra etica e politica. Le loro risposte, con una certa ovvietà, non sono tra loro riducibili: Machiavelli è il padre di una scienza politica realistica, fondata sull’osservazione «spregiudicata» dei fatti storici e della natura umana; Campanella immagina, invece, una società ideale, retta da principi filosofici e religiosi, in cui la ragione e la virtù cancellano ogni forma di corruzione e prevaricazione. In parole povere, il primo ci dice le cose «come sono» (anche se non lesina consigli), il secondo «come dovrebbero essere». Il confronto tra i due autori permette di cogliere due paradigmi opposti ma sorprendentemente complementari del pensiero politico occidentale, ovvero, il realismo pragmatico – che, se messo in pratica, potrebbe sfociare in una realpolitik – e l’utopismo speculativo, nel quale è fin troppo facile cogliere suggestioni di stampo platonico.

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