Archivi categoria: I resti di Babele di Antonio Errico

I resti di Babele 75. Nel mito del Capo di Leuca dove finiscono le geografie

di Antonio Errico Ci sono luoghi, qui, in Salento che appartengono ai territori dell’indefinito, dell’immaginario popolare che ne riformula continuamente i confini, la conformazione, i significati. Sono come proiezioni della letteratura, come paesaggi di una fiaba, esiti di una leggenda. … Continua a leggere

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I resti di Babele 74. Vittorino Curci e i miti che non ci hanno abbandonato

di Antonio Errico Come un corpo a corpo con la contemporaneità: con le sue storie, le sue ambiguità, i significati bruciati, quelli svuotati, con i sentimenti snaturati, le ragioni incerte, la caduta delle certezze, i simboli spenti, gli interrogativi balordi, … Continua a leggere

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I resti di Babele 73. Cosa dicono gli Angeli di Giuseppe Zilli

di Antonio Errico      Disse una volta Theodor W. Adorno che dopo Auschwitz non sarebbe stato più possibile fare poesia. Probabilmente non aveva ragione.  Anzi, sicuramente non aveva ragione. Perché dopo Auschwitz la poesia si è caricata  di un valore ulteriore. … Continua a leggere

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I resti di Babele 72. Fernando Bevilacqua e lo sguardo dei Padri

di Antonio Errico Uno sguardo. Dietro ( dentro) lo sguardo paesaggi, orizzonti, progetti, scenari, concretezze, astrazioni. Sogni. Dietro ( dentro) lo sguardo fantasie di treni che vanno verso un altrove, poi desideri di treni che ritornano. Qui. In Salento. Perché … Continua a leggere

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I resti di Babele 71. Antonio Prete, il demone dell’analogia: letteratura e memoria come esperienza

di Antonio Errico Ogni libro di Antonio Prete è un’avventura di esplorazione nell’universo dei testi: delle storie che essi custodiscono, di memorie, sentimenti, emozioni, concetti, linguaggi, suggestioni. Ogni suo libro è analisi profonda, ermeneutica serrata, interpretazione come un corpo a … Continua a leggere

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I resti di Babele 70. Il Salento inventato dai poeti

di Antonio Errico Per tutto il Novecento, in particolare negli anni della seconda metà, la letteratura, soprattutto la poesia, ha trasformato il Salento in una espressione poetica, ne ha elaborato un’idea, una connotazione, una visione, una identità profonda, una fisionomia … Continua a leggere

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I resti di Babele 69. I racconti di Rocco Boccadamo tra realtà e immaginario del Salento

di Antonio Errico Forse si racconta per ritrovare volti, risentire voci, ricomporre frammenti di esistenze. Per mettere in salvo ricordi superstiti. Per non lasciarsi travolgere dalle onde dell’oblio. Forse si racconta per non dimenticarsi di se stessi, degli altri, di … Continua a leggere

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I resti di Babele 68. Le lingue dell’anima nei versi migranti di Silvano Trevisani

di Antonio Errico Portare la lingua di una poesia verso un’altra lingua di poesia, accompagnarla nella migrazione, accoglierla, integrarla, farla propria, assimilarla nel tessuto dei versi, cercare le consonanze, l’equilibrio dei ritmi, dei timbri, delle voci, dei silenzi. Elaborare un’identità … Continua a leggere

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I resti di Babele 67. La scrittura come coscienza: il mondo secondo Giovanni Bernardini

 di Antonio Errico Ho incontrato la scrittura di Giovanni Bernardini l’estate che scoprii  “Provincia difficile” e avevo quindici anni. Poi, da quando mi è capitato di  leggere il saggio di Walter Benjamin sull’opera di Nicola Leskov, tutte le volte che ho … Continua a leggere

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I resti di Babele 66. Dare voce all’Altro. La scrittura lieve e profonda di Cosimo Marulli nel romanzo “Lascia morire il giorno”

  di Antonio Errico Ci sono storie che si presentano all’improvviso e chiedono di essere raccontate e pretendono i loro vestiti di parole, per farsi vedere fuori, per mostrarsi agli altri. Poi ci sono storie che invece restano a lungo … Continua a leggere

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I resti di Babele 65. Lecce, viaggio nell’anima della pietra tra disegni memoria e storie

di Antonio Errico Nei libri che ho letto non mi è mai accaduto di incontrare la seguente affermazione: “Per chi si aspetta un libro di storia o di storia dell’arte o anche una semplice guida, manca tutto o, a voler … Continua a leggere

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I resti di Babele 64. Pulcinoelefante e i sogni di Casiraghy nella biografia poetica di Di Poce

di Antonio Errico Forse, probabilmente, quella condizione chiamata creatività, per la quale si sono date innumerevoli definizioni mai definitive, forse, probabilmente, non è altro che un incontro tra un pulcino e un elefante. Un dialogo tra dimensioni. Una combinazione di … Continua a leggere

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I resti di Babele 63. Quaranta giorni e quaranta notti di battaglia nell’Arneo: quando la terra cambiò il Salento

di Antonio Errico Quando gli anni passano e la memoria degli uomini un poco si ritrae, e poi sfuma, e poi a volte scompare, allora restano i libri che si fanno testimonianza di quello che è accaduto, del modo in … Continua a leggere

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I resti di Babele 62. Apulia, l’Europa nella mente e il Mediterraneo nel cuore

di Antonio Errico Un’antologia è la sineddoche di un universo. Se le scelte consentono di ricomporre le storie raccontate, allora attraverso l’antologia si può anche comprendere quell’universo per intero, nella sua forma, nei movimenti, nella sostanza. Accade questo, per esempio, … Continua a leggere

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I resti di Babele 61. Fernando Martinelli, la memoria che riemerge come scavo tra oblio e resurrezione

 di Antonio Errico Gli uomini dimenticano. Hanno bisogno di dimenticare, perché i ricordi che rimangono abbiano la possibilità di radicarsi, di diventare essenziali, di farsi struttura sulla quale realizzare la condizione del presente, immaginare occasioni di futuro. Allora gli uomini dimenticano. … Continua a leggere

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I resti di Babele 60. Nell’ Archivio Manni quarant’anni di storia della letteratura

di Antonio Errico Quarant’anni fa, e anche qualcuno in più, a nessuno, probabilmente, accadde di pensare, neppure come ingenuo vagheggiare, che l’attività della casa editrice pensata, realizzata, gestita da Piero Manni e Anna Grazia D’Oria avrebbe sviluppato anche un archivio. … Continua a leggere

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I resti di Babele 59. Passioni per scoprire tutta la bellezza del mondo

di Antonio Errico Il 16 giugno del Millenovecentoquaranta, alla fine di un pensiero annotato sui fogli che poi diventarono quel libro terribile e stupendo che è Il mestiere di vivere, Cesare Pavese scriveva: “Finchè si avranno passioni non si cesserà … Continua a leggere

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I resti di Babele 58. Un ricordo appassionato di Rosario Jurlaro in un saggio di Gerardo Trisolino

di Antonio Errico Forse era la primavera dell’Ottantatré, o forse quella dell’anno prima o forse quella dell’anno dopo, quando per una ricerca su certe cose salentine, Gianfranco Scrimieri mi disse: qui a Lecce non troverai niente; vai a Brindisi, alla … Continua a leggere

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I resti di Babele 57. Mimmo Tardio: il paese come destino ed esperienza universale

di Antonio Errico Basta la vita di una sola creatura che abita un paese per rappresentare la vita di tutte le creature di quel paese: di tutte le creature che abitano il mondo. Perché un paese è una sineddoche, un … Continua a leggere

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I resti di Babele 56. Voci narranti, la vibrazione che attraversa la memoria

di Antonio Errico Una voce proviene dalle profondità dell’essere: si fa testimonianza della presenza, restituisce vita alle creature scomparse, rende visibile l’invisibile, oltrepassa materialità e significato. E’ puro suono, spirito, anima, pulsazione, modulazione cosmica. Prodigium: che scende e corre nei … Continua a leggere

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