Opus tessellatum 1. La scacchiera dell’essere

di Antonio Devicienti

(parla la creatura che regge sulla testa la scacchiera)

«Chi adesso scrivendo mi dà la parola lo ricordo bambino entrare in questo grande spazio figurato, camminare su questo tappeto di mosaico e, nella fascinazione del suo non capire, immergersi negli enigmi che mai gli si sarebbero dissolti, ma proprio per questo ancora restano luminosi e fascinanti.

Nell’animalità delle mie quattro zampe, nell’umanità del mio volto, nel sapiente trifoglio che, trino e germogliante, è figura della parola, reggo quest’enorme scacchiera e mostro così la geometria del vivere e del morire, dell’andare e del restare, squaderno la corrispondenza perfetta tra le speculazioni della mente e l’universo indagato e interrogato.

Nel mio incessante andare, nell’armoniosa scansione della scacchiera che mi fu affidata da custodire, nel ruminare il cibo del pensiero, nato in quest’estremo territorio dell’Occidente io guardo a Oriente, m’incammino verso Oriente e nel mio trifoglio latino e salentino assaporo la sapienza succosa del greco e dell’arabo, nel gioco dei re che viene dall’India e dalla Persia riconosco me stesso, quadrupede figlio della terra, solare volto figliato dalla luce».

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