di Guglielmo Forges Davanzati

Data l’evidenza di cui disponiamo, ci sono buone ragioni per ritenere che l’intelligenza artificiale stia aumentando le diseguaglianze: quelle funzionali, fra redditi da capitale e redditi da lavoro; quelle salariali, fra lavoratori altamente qualificati e lavoratori poco qualificati; e quelle territoriali, fra aree geografiche. A questo si aggiunge un dato apparentemente paradossale: per ora, gli effetti dell’intelligenza artificiale sulla produttività aggregata sono modesti. Questi meccanismi sono interconnessi.
Infatti, occorre innanzitutto ricordare che gli aumenti di produttività derivanti dalle rivoluzioni tecnologiche – come è accaduto, in particolare, nelle fasi mature della prima e della seconda rivoluzione industriale – si sono tradotti in aumenti dei salari là dove la conflittualità sociale e l’organizzazione collettiva dei lavoratori hanno consentito loro di appropriarsi di una parte dei guadagni di produttività. In linea generale, l’avanzamento tecnico produce effetti favorevoli ai lavoratori solo quando si associa a condizioni organizzative e istituzionali capaci di accrescerne il potere contrattuale. Ciò si è reso storicamente possibile quando i lavoratori sono stati sufficientemente compatti da poter agire collettivamente per la tutela dei propri interessi. In casi diversi – si pensi alla rivoluzione informatica degli anni Ottanta e Novanta – l’avanzamento tecnologico ha invece funzionato prevalentemente come meccanismo di disciplina, attraverso la segmentazione della classe lavoratrice e il conseguente indebolimento della sua capacità negoziale.
























































































