di Antonio Errico

Ormai si è fatto tutto così friabile, così degradabile, così deperibile. Anzi, come si dice alterando la metafora di Zygmunt Bauman, si è fatto tutto liquido. Le ideologie sono liquide. L’economia, l’informazione, la comunicazione, le teorie, i metodi, le storie, la Storia, i sentimenti, le ragioni, le passioni: si è fatto tutto liquido. Si è fatta liquida la vita. Ancora Bauman: Vita liquida. Ma a volte mentre si galleggia nell’oceano di liquidità, accade di sentire, più o meno inconsciamente, il bisogno di un salvagente di solidità: di un qualche riferimento che non si frantumi rapidamente, di certe condizioni che non si trasformino continuamente. Di una certezza su cui confidare, di una qualche consapevolezza che possa servire ad evitare lo sprofondamento nella liquidità. Insomma, si sente il bisogno di capire se esiste una maniera di salvarsi. Anche la conoscenza si è fatta liquida e – forse- sente il bisogno di solidità.
Una conoscenza liquida è suggestiva. Una conoscenza solida è necessaria. La conoscenza liquida svapora, si dissolve, lascia un vuoto. È come se non ci fosse stata mai.























































































