di Antonio Errico
Da un’indagine condotta da Talents Venture per l’Associazione Italiana Editori su un campione di 463 docenti di 34 università italiane, risulta, in sintesi, che la maggioranza degli studenti prepara gli esami utilizzando slide, appunti, dispense, sbobine, riassunti generati dagli algoritmi. Soltanto il 17% usa i testi di carta previsti dal corso. La conseguenza immediata e inevitabile, dicono i docenti, è il tracollo della qualità dell’apprendimento, la fragilità della conoscenza, la ridotta capacità di analisi e di ragionamento critico, una preparazione nozionistica e superficiale, la difficoltà di collegare tra loro argomenti diversi, la scarsa comprensione dei concetti di base della materia.
Forse il motivo sostanziale della conseguenza consiste nella circostanza che soltanto il libro di carta consente di scendere nelle profondità dei significati, di ritornare sui concetti, di confrontare testi diversi. Per secoli è stato così; è ancora così. Come sarà domani non si può sapere. Forse s’inventeranno dispositivi che non riusciamo neppure a immaginare. O forse aveva ragione Umberto Eco quando diceva che il libro è come il cucchiaio, il martello, le forbici, la ruota, che una volta inventati non si può fare di meglio.























































































