Le nozze contrastate di Francisco Ruiz de Castro, viceré ad interim di Napoli, con Lucrezia Gattinara Lignana, contessa di Castro e duchessa di Taurisano (parte seconda)

di Roberto Orlando

(continuazione)


Francisco Ruiz de Castro (da D. A. Parrino, Teatro eroico e politico dei governi de’ Viceré del Regno di Napoli, tomo II, per Francesco Ricciardo, Napoli, 1730, p. 26).

APPENDICE I

EPITALAMIO IN LODE DELLE NOZZE DEGLI ILLUSTRISSIMI & ECCELLENTISSIMI SIGNORI DON FRANCESCO DI CASTRO ET DONNA LUCRETIA GATTINARIA, CONTI DI CASTRO, DI FRANCESCO DI VIVO, ACCADEMICO ECLISSATO, DETTO L’OPPORTUNO (IN NAPOLI, PER TARQUINIO LONGO, M. DC. IIII)

     L’epitalamio di Francesco di Vivo che presentiamo l’abbiamo tratto dal testo (uno dei rarissimi pervenutici) conservato nella British Library “Saint Pancras” di Londra. L’epitalamio (dal lat. epithalamĭu(m), dal greco epithalámios, composto di epi– “sopra” e thálamos “talamo”) in origine era un carme nuziale popolare dell’antica Grecia, cantato presso la camera degli sposi la sera delle nozze o il mattino successivo, diversamente dall’imeneo, che invece veniva cantato mentre si conduceva la sposa alla casa dello sposo. Successivamente, a livello letterario, divenne un componimento poetico traboccante di auguri e lodi verso gli sposi. Ne scrissero Saffo, Aristofane, Callimaco, Partenio, Teocrito, Catullo, Claudiano ed altri.

    Il carme nuziale di Francesco Di Vivo è costituito da undici strofe di quindici versi endecasillabi, tranne il tredicesimo settenario, variamente rimati. Il congedo è formato da una strofa di nove versi endecasillabi e settenari, anch’essi variamente rimati. Nel componimento l’encomio degli sposi avviene tramite diversi riferimenti mitologici, le doti e il carattere degli sposi, il riferimento alla primavera, l’auspicata concordia e armonia futura (con l’augurio per una prole che sia pari ai coniugi).

     Le tradizioni con le quali il nostro autore si confronta sono molteplici ed illustri. Da una parte il modello latino, dall’altra il modello umanistico-rinascimentale e poi barocco, che proprio a Napoli aveva goduto dei significativi apporti di Giovanni Pontano, Torquato Tasso e Giambattista Marino.

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