Le piante, la primavera e l’eros

di Pietro Giannini


La cosiddetta “Primavera di Akrotiri”. Affresco minoico del XVI secolo da Akrotiri nell’isola di Thera (Santorini), ora al Museo Archeologico Nazionale di Atene.

Il titolo della XI Giornata della Lingua Ellenica, “φύλλων γενεή. Il mondo vegetale nella cultura greca di ogni tempo”, che si celebra il 9 febbraio, prende spunto dal libro VI dell’Iliade. Diomede, eroe argivo, si sta per scontrare in battaglia con Glauco, eroe della Licia, regione dell’Asia alleata dei Troiani. Sono dunque nemici, ma Glauco è nipote di Bellerofonte, eroe greco di Corinto che, in seguito a sue personali disavventure, è emigrato nella Licia, divenendone re. Sul campo di battaglia si riconoscono legati da vincoli di ospitalità, stretti in passato dai loro rispettivi nonni, e si scambiano doni: Diomede regala le sue armi di bronzo e Glauco le sue armi d’oro. Già questa circostanza rivela la profonda umanità che opera nell’Iliade accanto al fragore delle armi. Ma altrettanto umane le parole con cui Glauco risponde a Diomede che, prima dello scontro, gli ha chiesto a quale stirpe appartenga (vv. 145-149):

“Tidide magnanimo, perché mi domandi la stirpe?/ Come stirpi di foglie (φύλλων γενεή), così le stirpi degli uomini;/ le foglie, alcune ne getta il vento a terra, altre la selva/ fiorente le nutre al tempo della primavera;/ così le stirpi degli uomini (ἀνδρῶν γενεή): nasce una, l’altra dilegua” (trad. Calzecchi Onesti).

Come risulta evidente, è istituito uno stretto parallelismo tra le “stirpi” delle foglie e quelle degli uomini: il rapido decadere delle une è simbolo del rapido decadere delle altre e il destino di entrambe è simbolo della caducità della vita umana. Ciò presuppone un parallelismo tra la vita del mondo vegetale e quella degli uomini.

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Giaculerie 3

di Paolo Vincenti

3

Free zone

È il baccanale del mondo

la strada che chiama, il buio che promette

nella playstation della notte 

altri volti, lungo i pixel degli schermi

che ci irradiano e rifrangono

nella free zone della notte 

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Luigi Latino, Meditazione3

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Citazioni 36. Tecnocrazia o oligarchia?

Carlo Galli, intervistato da Ibex sull’ultimo suo libro, Tecnica, Il Mulino, Bologna 2025 (segui l’intervista intitolata La TECNOCRAZIA non c’è: è la solita OLIGARCHIA (mascherata), in https://www.youtube.com/watch?v=ckEGu2_xeOE) contesta l’idea dell’impersonalità della tecnica, che ci condannerebbe ad essere meri strumenti della stessa: “Qualcuno controlla e dunque non c’è tecnocrazia, c’è il kràtos di qualcuno, c’è il potere di governo di qualcuno, certamente non del popolo, non democratico, tecnocrazia è il nome sbagliato di oligarchia. Non c’è un Moloch che ci sta divorando, ci sono degli oligarchi che ci stanno divorando. Oggi noi siamo schiacciati dalla tecnica? No! Siamo schiacciati da strumenti tecnici potentissimi prodotti inventati e adoperati da poteri umani, altro che tecnici, che hanno a propria disposizione strumenti nuovi, ma sono poteri umani; non ci sono le macchine a dominarci, chi vuole dominarci deve passare attraverso la macchina, ma alla fine chi ci domina non è la macchina. Capisco che questo è un discorso controfattuale: no, non è controfattuale, ma è certamente contro il mainstream che vuole nascondere, essendo mosso da quei poteri, essendo la voce di quei poteri, il fatto che quei poteri ci sono, sono poteri umani come sono sempre stati. Non c’è tecnocrazia, c’è oligarchia, e se c’è oligarchia in linea teorica può anche esserci un contro-oligarchia, posta in essere non da altri oligarchi ma dal popolo, cioè una democrazia. In linea teorica. Che sia facile? No! Ma nondimeno abbiamo tolto di mezzo l’idea dell’impersonale, la tecnica come la potenza dell’impersonale che ci schiaccia. No, no, sono persone, sono vettori di interessi, vettori ideologici, vettori di volontà di potenza che fanno capo a dei soggetti personali o societari o politivi. Certo, visti da noi, visti dal basso, chi sta in basso crede di avere a che fare con delle potenze mitologiche disumane, sovrumane, esattamente come quando si pensava che i fulmini li lanciasse Zeus; e dunque facciamo un po’ un’operazione di illuminismo, di pulizia intellettuale, di critica” (mm. 20-23)

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La disoccupazione giovanile ai tempi del Governo Meloni

di Guglielmo Forges Davanzati

Giorgia Meloni, nella conferenza stampa di inizio anno, ha rivedicato i buoni risultati che il suo Governo avrebbe ottenuto per quanto attiene all’occupazione. È vero che il numero di occupati è in continuo aumento dal 2022, ma sussistono dubbi fondati sul fatto che ciò sia da imputare alle politiche economiche di questo Governo, per almeno tre ragioni.

Innanzitutto, come emerge da una ricerca della Banca d’Italia, un numero rilevante di nuove assunzioni (stimate, per il 2024, ad almeno 300.000 unità) derivano dagli investimenti del PNRR, dunque da decisioni e stanziamenti assunti prima dell’insediamento dell’Esecutivo Meloni. In secondo luogo, la quota di nuova occupazione derivante dagli sgravi fiscali è a carico della fiscalità generale e, dunque, difficilmente può considerarsi strutturale, soprattutto se si tiene conto della necessità di contenere la spesa pubblica per rientrare nei parametri del Patto di Stabilità. Vi è, infatti, evidenza che le decontribuzioni tendono ad accrescere l’occupazione prevalentemente nel breve periodo, senza effetti apprezzabili nel lungo termine. In terzo luogo, come messo in evidenza da molti analisti, per valutare correttamente la posizione del Governo, occorre comprendere le dinamiche del mercato del lavoro italiano anche alla luce dei suoi aspetti qualitativi.

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Inchiostri 180. Torquato Tasso sorpreso dal fortunale per le strade di Ferrara

di Antonio Devicienti

L’olifante del temporale infuria sopra la città ed era secoli prima di questo nostro oggi indecifrabile e buio. Ma anche allora l’oggi sarà sembrato indecifrabile e buio splendidamente ammantato di violenza. Nel progredire e nel proseguire quello che rimane eccede già la mente violata anch’essa dall’oltraggio dei fatti: il precipitato di oscurità e distruzione lacera la fede, pur fervida, l’aspettazione martoriata tra slancio e disperazione.

Prega: già zuppo il tabarro non di terrore ma di pioggia sì e di tutto il peso di quel pensare e sentire e studiare.

Ansima: il porticato lo protegge, ma tra la città conquistata e la città allagata il tempo è unico sasso denso e nero nel progredire di fatti che la pietà racconta – il fortunale lava senza redimere.

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XI Giornata Mondiale della Lingua Ellenica – Lecce, 9 febbraio e 23 marzo 2026

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La povertà esistenziale e sanitaria degli stranieri in Italia

Cause e possibili rimedi

di Rocco Orlando

     Negli ultimi anni la povertà in Italia si mantiene stabile nella popolazione generale, ma si è accentuata nelle famiglie, in modo marcato tra le famiglie straniere. I dati Istat e della Caritas relativi agli anni 2024-2025 riportano che in Italia sono circa 5,7 milioni di persone (9,8%) che vivono in condizioni di povertà assoluta; di queste persone 1,7 milioni sono stranieri con una incidenza pari al 35,1% che è 4,5 volte superiore a quella degli italiani e che si attesta al 7,4%.

     Se osserviamo i nuclei familiari la povertà assoluta riguarda l’8,4% delle famiglie residenti in Italia, ma arriva al 35,1% in quelle composte esclusivamente da stranieri, contro il 6,3% delle famiglie italiane. Quindi gli stranieri pagano un prezzo più alto alla crisi economica e sociale. Negli ultimi dieci anni le famiglie straniere sono state quelle con l’aumento più significativo di povertà passando dal 25,2% nel 2014 all’attuale 35,1%.

     Nel Nord e nel Centro Italia la povertà tra le famiglie straniere continua a crescere, nonostante una situazione economica favorevole che ha migliorato l’occupazione generale: nel Nord l’incidenza della povertà assoluta per famiglie di stranieri è pari al 35% contro il 5.5% delle famiglie italiane; nel centro l’incidenza della povertà assoluta per famiglie di stranieri è pari al 28,5% contro il 4,1% delle famiglie italiane. Nel Mezzogiorno la povertà assoluta  raggiunge livelli più alti con quasi il 40% delle famiglie straniere in difficoltà in un contesto in cui anche le famiglie italiane soffrono maggiormente rispetto alla media nazionale.

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Certe sere a Gallipoli

di Augusto Benemeglio

Certe sere a Gallipoli 

Non so quale messaggero

O portabandiera cieco 

Mi cammina dentro

Andando su e giù

Dalla Fontana Greca

Alla Giudecca

Dove le fanciulle  gialle

E rosa del Pagliano

Sono avvizzite

Asfittiche Muse  

Che gracidano

Nel lezzo dei rifiuti

E sui gradini del Canneto

Pescatori-poeti ignari

Continuano immarcescibili

Ad intrecciare giunchi

Per nasse-conzi

E gemiti-pensieri di vecchiaia

Senza più calore

Né amore né illusioni

Tra voragini di nubi  

E bocche di viola 

Che esplodono in un cielo

Di bambini feriti

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Gaetano Minafra, Arte contemporanea 62. Distruzione della forma

Colori acrilici su tela con intagli e bruciature, cm. 70 x 100, 1997.
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Vite barocche, un prisma attraverso cui leggere il Meridione

di Paolino Nappi

Da qualche anno a questa parte le edizioni Besa Muci di Nardò, nella collana “Bodiniana”, diretta da Antonio Lucio Giannone, uno dei massimi specialisti dello scrittore e ispanista salentino, e fuori di essa, sono andate pubblicando più di una decina di libri dedicati all’opera e alla figura di Vittorio Bodini (Bari 1914 – Roma 1970): si tratta sia di riedizioni di volumi ormai fuori catalogo da tempo (che comprendono poesia, saggistica, prose di viaggio e reportage, narrativa, carteggi, nonché traduzioni, come quella del Lazarillo de Tormes), sia di studi, sia ancora di opere inedite, attinte all’Ar­chivio Bodini custodito presso la Biblioteca Centrale dell’Università del Salento. È il caso di quest’ultimo volumetto, Vite barocche. Trama per un film, (Nardò, Besa Muci, 2025), firmato a quattro mani da Bodini e dal giornalista, scrittore e attore occasionale Gustavo D’Arpe (Palermo 1918 – Roma 1972). Il lavoro, curato con finezza filologica da Antonio Lucio Giannone, consegna finalmente al pubblico un soggetto (I posseduti) e un trattamento cinematografico (Vite barocche) redatti nel 1959 e rimasti fino a oggi inediti, benché depositati alla SIAE e più volte sfiorati da proposte di produzione (in particolare quella della “Daiano film” di Roma, nel 1965). L’introduzione di Giannone ricostruisce con precisione la storia del testo, i rapporti personali e intellettuali tra Bodini e D’Arpe e la complessa stratificazione delle fonti, mettendo in luce come questa scrittura per il cinema si ponga al crocevia tra autobiografismo rielaborato, critica sociale e antropologia del Sud.  

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Manco p’a capa 294. Angeli e demoni…

di Ferdinando Boero

Una ventina di anni fa assistetti a una conferenza sul Giudizio Universale di Michelangelo tenuta dal compianto Antonio Cassiano, allora direttore del Museo Sigismondo Castromediano di Lecce. Le opere d’arte sacra, visibili nelle chiese, spiegò Cassiano, comprendono affreschi, quadri, statue, bassorilievi, vetrate colorate, reliquie che, di solito, risalgono a tempi in cui i fedeli erano prevalentemente analfabeti e non avevano accesso a libri o ad altre forme d’arte. Lo scopo di quelle opere non era semplicemente decorativo: erano una sorta di “presentazione” che l’officiante utilizzava per mostrare i temi trattati nelle prediche! Dopo averlo sentito, l’ho trovato talmente ovvio. Però non ci avevo mai pensato: lo sapevo ma non sapevo di saperlo. All’epoca, avevo già iniziato a collaborare con Alberto Gennari, un artista leccese che è in grado di trasformare in arte quel che gli chiedo di mostrare, e la storia di Cassiano arrivò come una conferma rivelatrice. In base a questa tecnica comunicativa, ad esempio, ho progettato il percorso espositivo del Museo Darwin Dohrn della Stazione Zoologica Anton Dohrn. Gennari realizzò, su mia indicazione, una tavola per un lavoro scientifico che raffigura i rapporti tra i vari componenti degli ecosistemi marini.

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Presentazione di Dulce litterarum otium. Omaggio a Maria Elvira Consoli – Lecce, 9 febbraio 2026

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Lettera 44 21. I libri sono necessari anche quando annoiano un po’

di Antonio Errico

Qualche giorno fa, il 27 di gennaio, il linguista Gian Luigi Beccaria, ha compiuto novant’anni. Nel corso di un’intervista a Maurizio Crosetti per il “Corriere della Sera”, ha detto che nei Promessi sposi c’è tutto l’universo: l’ironia, la tragedia, il terribile senso della storia, l’umana debolezza, la profondità della vera fede, il ritmo e la musica dei dialoghi. Ha detto che i personaggi di quel romanzo sono la condizione umana. Beccaria è membro dell’Accademia della Crusca, dell’Accademia delle Scienze di Torino, dell’Accademia Nazionale dei Lincei. Ma i titoli che hanno più valore sono quelli dei suoi molti libri.  Allora, la sua autorevolezza potrebbe costituire la condizione per chiudere definitivamente l’annosa, ciclica e noiosa questione che riguarda la lettura a scuola del romanzo di Manzoni. In quel romanzo c’è tutto l’universo. Punto. Certo, qualcuno potrebbe senza nessuna difficoltà obiettare che l’universo che c’è nei Promessi sposi è infinitamente e irrimediabilmente lontano da quello che abitano i giovani. E’ vero, forse.

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Luigi Lopez y Royo (1858-1916) dei Duchi di Taurisano

Gentiluomo di tempra antica, apostolo della rigenerazione agricola del Basso Salento

di Roberto Orlando


Luigi Lopez y Royo (foto del 1893)

     Terzultimo di una numerosa prole, Luigi Lopez y Royo nacque nel palazzo ducale di Taurisano il 30 marzo 1858 da Nicola (1819-1898) e da Maria Giuseppina Colona (1820-1904). Dopo la laurea in Giurisprudenza conseguita presso la Regia Università di Napoli, il 24 giugno 1883 sposò Fanny (Francesca) Polizzi Paternò dei Marchesi di Sorrentino (1867-1952) con la quale andò a dimorare nella grandiosa villa-fattoria, che volle denominare “Giuseppina” in onore della madre; villa appositamente fatta edificare dal padre alla periferia dell’abitato di Taurisano, lungo la strada per Ugento, sul finire dell’Ottocento. Dal matrimonio nacquero cinque figli: Nicola, Preside della Provincia di Lecce, che sposò Giovanna dei Conti Zecca di Leverano; Giuseppina, che sposò Alcibiade dei Conti Zecca di Leverano, fratello di Giovanna; Francesco, VII duca di Taurisano, che si trasferì a Monteroni di Lecce; Giovanni, che sposò Lina Tuzzo di Lecce; Maria, che sposò Emanuele Giulio.

     Avendo ereditato vaste proprietà terriere e ville nei territori di Taurisano, Monteroni, Lecce, Ugento, Ruffano, Leverano, Carmiano e Matera (quelle lucane da parte della moglie), non intese intraprendere la carriera forense, ma preferì dedicare la sua vita alla gestione delle sue aziende agricole diventando così uno dei massimi imprenditori della vitivinicoltura e olivicoltura della Provincia di Terra d’Otranto sia per quantità che qualità del prodotto. Tra l’altro, rese famosa in tutta Europa la sua “Lacryma di Taurisano“, un vino prodotto nel suo stabilimento sito al piano terra della sua villa-fattoria. Inoltre, classificatosi al terzo posto, gli fu conferito, da parte di una Giuria Internazionale, il prestigioso diploma con medaglia di bronzo per la qualità dell’olio d’oliva prodotto nei suoi frantoi all’Esposizione Universale di Saint Louis del 1904, che coincise con la terza Olimpiade moderna svoltasi in quella città della Louisiana (U.S.A.) dal 1° luglio al 23 novembre 1904.

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Presentazione di A. L. Giannone, Nelle pieghe del Novecento e di S. Giorgino, Eretico barocco – Lucugnano, 6 febbraio 2026

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Studi in onore di Maria Elvira Consoli. Presentazione

di Domenico Lassandro – Mario Spedicato

Vi è una tradizione accademica consolidata: omaggiare uno studioso di alto profilo scientifico con una miscellanea di studi all’atto della quiescenza, al momento cioè, in cui per limiti di età abbandona il teatro operativo del suo magistero culturale. Questa tradizione resiste all’usura del tempo, sebbene sottoposta a dura selezione per la dimensione numericamente crescente della platea di docenti che aspira a questo ambizioso riconoscimento. Non tutti però meritano quest’attenzione e non mancano forzature che finiscono per tradire l’originaria ispirazione. Di norma vengono selezionati non solo riconosciuti e autorevoli capiscuola, che hanno lasciato tracce profonde nella ricerca del settore disciplinare di competenza, ma anche studiosi che si sono distinti per i risultati innovativi che hanno assicurato con la loro ricca e apprezzata produzione scientifico-editoriale. Entrambi i due percorsi spesso si sono rivelati coincidenti, cioè alla direzione scientifica espressa all’interno del Dipartimento universitario di riferimento si è sommato l’unanime riconoscimento di studiosi di chiara levatura internazionale, tale da dare maggiore forza e legittimità ad operazioni editoriali di questa natura. È evidente che quando ci si trova di fronte a personaggi di questo spessore la miscellanea di studi diventa ineludibile, un indilazionabile omaggio ai meriti conquistati sul campo, da offrire in maniera generosa ed ampia come segno di gratitudine da parte di colleghi ed allievi, un lascito vivo da trasmettere anche alle future generazioni di studiosi.

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Incontro con Pompeo Maritati, Italia a confronto. La lunga sconfitta del Sud – Martano, 6 febbraio 2026

di Anna Stomeo

Venerdì 6 febbraio 2026, alle ore 18.30 a Martano (Lecce), in via Marconi 28, presso il Centro Culturale tò Kalòn dell’Associazione Itaca Min Fars Hus si parlerà di Italia tra economia, società, politica e istituzioni, con Pompeo Maritati, che torna a trovarci con una nuova ricerca e un nuovo libro: “Italia a confronto-La lunga sconfitta del Sud” (2025). Un’opportunità per gli amici di tò Kalòn di entrare con semplicità, attraverso una guida sicura ed informata, in un mondo complicato come quello della statistica e dell’economia, che ci raccontano un’Italia diversa e inaspettata, complessa e frammentata in mille altre Italie, tante quante sono le contraddizioni economiche, sociali, culturali e politiche che l’attraversano da decenni e la tormentano ancora, in questo quarto di secolo e di nuovo millennio appena trascorso.

Pompeo Maritati, analista finanziario e studioso di economia, da molti anni attento comunicatore ed efficace divulgatore di argomenti finanziari ed economici, nonché colto intellettuale e raffinato scrittore, direttore editoriale della rivista on line “Il Pensiero Mediterraneo”, ha condotto un’originale ricerca sull’Italia contemporanea, che affianca la testimonianza numerica (i dati ufficiali provenienti da fonti statistiche riconosciute ed autorevoli) all’analisi teorica, lucida e ragionata, che riempie i dati di significati imprevedibili e di implicazioni articolate.

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Inchiostri 179. Santa Cesarea

di Antonio Devicienti

Le onde invernali dall’Adriatico irrompono fra l’immobile franare delle fortificazioni messapiche – biancheggiano i blocchi di cemento delle colonie estive abbandonate.

La storia e il tempo non combaciano a Santa Cesarea perché il tempo è uno sguardo stordito di vento e salsedine.

Se accumula polaroid sbiadite dentro scatole di cartone è per devozione alla luce che avanzando dai Balcani s’irraggia tra le architetture arabescate di un tempo irripetuto.

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Lo stato dell’Arte 6. A proposito dell’angelo meloniano e dei tacchini di Malskat della chiesa di Santa Maria di Lubecca

di Massimo Galiotta

La recente vicenda del volto del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, riconoscibile tra gli angeli delle decorazioni a fresco della basilica romana di San Lorenzo in Lucina, un edificio sacro edificato a metà degli anni Ottanta del secolo scorso (le immagini parietali, invece, sono state aggiunte nel Duemila e ripristinate nel 2023, per le infiltrazioni di umidità che ne compromettevano la conservazione), sta invadendo web e telegiornali.

La questione – puramente sinistroide – sulla legittimità (o meno) di raffigurare un angelo utilizzando il volto di “Giorgia” ha allertato un po’ tutti, sia a sinistra che a destra: infatti, “Il volto dell’angelo che sorregge la mappa dell’Italia sulla destra del monumento votivo dedicato all’ultimo re d’Italia, Umberto II, nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina nel centro di Roma, ha scatenato una polemica politica e artistica” (P. Conti, Corriere della Sera, 31 gennaio 2026).

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