di Gerardo Trisolino

«Innanzitutto c’è l’esigenza di chiarezza espositiva e intellettuale e poi l’irrinunciabile eredità classica come nutrimento vivificante del senso di umanità».
Questo è l’identikit di Giovanni Bernardini che Franco Martina affida alla prefazione a questo libro che, per chi ama i dati statistici, è il 25° dell’ultra nonagenario scrittore originario di Pescara, ma salentino d’adozione, pubblicato dalle Edizioni Esperidi nel 2016.
Complementare al precedente Ed io mangio, scrivo e fumo (Inquietudini) del 2010, almeno per il registro autobiografico dell’ultima stagione di Bernardini, il sottotitolo chiarisce la scelta leopardiana di fondo, alla quale lo scrittore si richiama più volte nel corso delle pagine. Si registra una perfetta sintonia con il “pensiero poetante” di Leopardi, con il valore aggiunto non solo di un aggiornamento storico delle giustificazioni di fondo del pessimismo, ma anche di una chiarezza stilistica che coniuga rigore formale e rigore razionale. In tal modo, i dialoghetti di Bernardini con la sua ombra affrontano i temi forti dell’esistenza (capisaldi di secoli di teologia e filosofia) con una “leggerezza” affabile e bonaria, con strenuo coraggio e saldezza etica.





































































