Chi era Toni Negri: intervista a Anna Negri

di Claudia Presicce

Questa storia comincia negli anni delle contestazioni giovanili ed entra nella stagione del terrorismo. Racconta i fermenti tra intellettuali e brigatisti, operai e giovanissimi che credevano nell’impegno politico come militanza per cambiare il mondo e altri (pochi in fondo) che sceglievano la violenza. Era il clima degli anni Settanta in Italia, animato da figure di attivisti e di pensatori militanti: alcuni li chiamavano “cattivi maestri”. Un noto docente di Scienze Politiche dell’Università di Padova, tra i leader del movimento di contestazione, nel ’79 venne arrestato perché considerato “capo occulto” del terrorismo italiano. Si chiamava Antonio Negri e, anni dopo, da quel reato verrà prosciolto. Era stato nel ’69 tra i fondatori di Potere Operaio e poi di Autonomia Operaia, gruppi attivi nella sinistra extraparlamentare di cui fu teorico e ideologo. Scontò quattro anni di carcerazione preventiva per “complicità politica e morale” con le Brigate Rosse e poi, assolto da quelle imputazioni, venne invece condannato a 12 anni di carcere per i reati di associazione sovversiva e concorso morale in rapina.

Dopo quarant’anni da quella stagione Anna Negri racconta suo padre Toni. Lo fa da regista con il film Toni, mio padre, che raccoglie le immagini dell’incontro padre e figlia girate a Venezia da Stefano Savona. Anna è tornata dov’è nata e ha vissuto la sua famiglia: Toni sa di trovarsi lì per l’ultima volta, morirà infatti sei mesi dopo. Intarsiano la ricostruzione storica filmini di famiglia girati in Super 8, fotografie, repertori giornalistici che aiutano la regista a provare a capire la mentalità rivoluzionaria della generazione di suo padre, l’etica e la violenza, la sconfitta e la ricostruzione.

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