di Gianluca Conte

Per la tradizione occidentale, il concetto filosofico di nulla si fonda sulla possibilità di concepire, almeno fino a Parmenide senza contraddittorio, un’«assenza di essere», cioè sulla pensabilità di un «totalmente altro» rispetto a ogni forma di essente. Si tratta di un divenire che si configura come un continuo mutamento d’identità, che ammette che A sia, al contempo, A e non-A, la qual cosa, come ha più volte sottolineato Emanuele Severino, è una follia, la «follia dell’Occidente». Un assurdo nichilistico, poiché porrebbe il nulla come fondamento (Grund) del tutto, che, paradossalmente, diverrebbe un niente. Un nulla siffatto è un’«idea pura», trascendente, che è valida in modo auto-evidente, a priori, come un assioma matematico che non ha bisogno di essere dimostrato, e che è indipendente dall’esperienza sensibile. In altri termini, il nulla «puro» è qualcosa che si intuisce, che sembra sottendere le forme delle teorie finalistiche, anche quelle che prevedono uno scopo di salvezza. Stando a Pascal, ciò che accadrà al disfacimento della materia non è per niente scontato, neanche per chi crede nelle grandi religioni monoteistiche. Ciò che proponeva, infatti, era la celeberrima «scommessa», che, proprio in quanto tale, è pur sempre un azzardo. Sta di fatto che buona parte del dibattito filosofico occidentale – e non solo filosofico, ma anche artistico, letterario e perfino scientifico – sull’essere e il nulla (come non ricordare Sartre de L’Être e le Néant?!) è un’appendice tra chi sostiene un’immobilità/eternità dell’essere e chi, invece, considera l’essere come frammentario e in continuo mutamento e, perdipiù, composto di «opposti» che necessitano uno dell’altro. Tuttavia, entrambe le posizioni sembrano essere confinate nel «mondo delle idee», in un Iperuranio lontano dai sensi, perfetto, e conoscibile soltanto intellettivamente. Riducendo ai minimi termini: abbiamo intuizione del nulla, ne avvertiamo la presenza – l’assenza totale dell’essere diviene per noi la più invadente presenza – ma non lo vediamo, non lo udiamo, non lo tocchiamo, è fuori dalla portata dei nostri cinque sensi.




































































