di Antonio Prete

L’ombra dell’aereo remiga nel mare delle nuvole. Uccello d’ombra su una muraglia bianca. Tra gli squarci, scacchiere di campi, macchie di neve sulle cime, righe che sono fiumi o autostrade. Opacità dell’astratta geografia : la ragazza che ora, sotto la pensilina del tram, annoda i capelli affidandoli al fermaglio non è lontana dal militare che preme il grilletto sulla mitragliatrice, il cerchio di operai intorno al banco di montaggio è contiguo al gruppetto di amici radunati per il poker, l’abbraccio dell’addio lungo il binario è prossimo al gesto della donna che sostiene il vecchio mentre sale sulla scala mobile del supermercato, e c’è un gatto rosso che sonnecchia sulla soglia di una casa, di fronte, su un albero, il grido stridulo della cornacchia. La superficie pullulante di gesti s’allarga in una moltitudine che riempie strade e campagne, attraversa oceani, e ha sorrisi e ferite : tutt’intorno cerchi di nubi e cieli con bagliori e volte notturne, mentre la terra vola tra corpi celesti senza numero, punto di una galassia tra galassie in fuga.




































































