Inchiostri 102. Camminatori del silenzio

di Antonio Devicienti


Incisione di J. Klengel, “Viandante nel paesaggio”, 1771.

Alcuni scrittori sono camminatori del silenzio.

Perché “camminatori del silenzio”? – perché la parola che racconta la Wanderung letteralmente affiora dal silenzio e questo suo manifestarsi quale fiore soltanto avviene se il Wanderer / pellegrino ha ascoltato il mondo e i suoi silenzi: altrimenti la scrittura si rivela ciarla, vano chiacchiericcio.

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E parlerei qui anche dei quaderni che accolgono la scrittura. Chiostri bianchi. Horti conclusi.

Lì dentro prima e dopo ogni parola scritta c’è il bianco, cioè il silenzio. Occorre avere sacro timore per ogni spazio bianco, perché ogni nuova parola posata sulla pagina (o detta) viola e ferisce il bianco che, accogliente e generoso, indifeso, si lascia segnare dalla scrittura (dalla voce).
Soltanto la superficialità e l’incuria, la cieca violenza e l’arroganza non si accorgono dell’innocenza del bianco (del silenzio), lacerandola con la loro oscenità.
Lo stupro del silenzio (del bianco) va assumendo proporzioni devastanti. Se ne vedono le conseguenze nei rapporti interpersonali, in politica, in letteratura.

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