Zibaldone galatinese. (Pensieri all’alba) XIV

di Gianluca Virgilio

Al cimitero, sulla tomba dei miei genitori. Pensando alle loro vite concluse, non ho potuto fare a meno di pensare alla mia, che ormai è nella sua fase declinante. Il cielo era nuvoloso e carico di pioggia. Perché dovremmo avere paura di rientrare nel nulla dove siamo stati per un infinito numero di anni? Il problema vero non è tanto morire, ma vivere, perché alla morte non si potrà mai opporre nessuno, mentre molti sono gli oppositori della vita. Chi sono gli oppositori della vita? Coloro che, credendo di prolungare all’infinito la propria vita, limitano quella degli altri fino a soffocarla. Bisognerebbe fare un elenco degli oppositori della vita, perché tutti sappiano chi sono, li riconoscano e li scansino, al fine di vivere bene il tempo che ci è dato prima di rientrare nel nulla.

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Non mi sembra di aver descritto, in Infanzia salentina, la mia vocazione di scrittore; al contrario, mi sembra di aver descritto il mio fallimento come scrittore. Alla fine del libro, infatti, v’è una dichiarazione di rinuncia alla scrittura, come punto d’approdo del libro. Questa rinuncia non vuol dire ch’io abbia deciso di deporre la penna, ma semplicemente che l’unica scrittura autentica è quella che nega se stessa, una scrittura che può esistere davvero solo col dissolversi della vita e di tutti i propositi di scrittura che in essa si sono formulati. Forse rinunciando ad essere uno scrittore di genealogie sono diventato un narratore, per dirla alla maniera di Celati. Il termine rinuncia va inteso come l’impossibilità di essere qualcosa, una impossibilità logica e psicologica derivante dall’essere “altro” rispetto a come penso che debba sentirsi uno scrittore “ufficiale”.

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Tenere sempre presente la distinzione tra scrittore e narratore: il primo è una figura dell’ufficialità, uno che mira ad entrare nelle antologie scolastiche o a ricevere qualche premio, l’altro intende solo raccontare una storia, di cui non si sente assolutamente responsabile (la storia è quella e lui non ci può fare niente).

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