Elsa Morante e la Storia

di Augusto Benemeglio

Fu una donna sola

Il Municipio di Roma ha intitolato a suo nome una grande biblioteca sul mare, a Ostia Lido, 2000 mq, su 4 piani, dove si può fare di tutto, laboratori multimediali, giornate interculturali, concerti, teatro, e c’è anche una sala per bambini (che lei amava particolarmente), con postazioni video e multimediali, giochi da tavolo, etc. , eppure  Elsa Morante fu una donna sola, una donna infelice, una donna piena di contraddizioni e di dicotomie. Stiamo parlando della più grande scrittrice italiana di tutti i tempi, che con La Storia,  il suo libro più famoso, avrebbe voluto cambiare il mondo.  Non vi è riuscita, ma il romanzo rimane comunque un capolavoro della letteratura italiana. Era generosissima e avara,  a seconda degli umori, appassionata e indifferente, dolce e amara, tenera e dura. In lei c’era una dolorosa gioia, e abbiamo esaurito gli ossimori.

Una conoscenza occasionale

Quando la conobbi, più di  quarant’anni anni fa (1974), in modo del tutto occasionale (allora ero un ufficiale delle Capitanerie di Porto e fui incaricato, in una domenica di targhe alterne,  di andare a prendere il Ministro della Marina Mercantile, Pieraccini, nel proprio appartamento, e tra i suoi ospiti c’era anche lei), fu proprio questo suo modo di proporsi che mi  colpì: era estremamente schiva, timida e appartata, ma allo stesso tempo desiderosa di essere riconosciuta, ammirata, apprezzata per la sua grandezza di scrittrice, ma anche per la sua bellezza  di donna. Mi sedusse quel suo voler piacermi, con gesti e movenze, ammiccamenti e sorrisi, quasi da adolescente, quel farmi domande sul mare, sulle navi, sulle ore libere dei marinai, sul senso del navigare in mare aperto, dove tutto è mistero. Ovviamente io rimasi del tutto intimidito e quasi muto. Sapevo benissimo chi era. Continua a leggere

Pubblicato in Ritratti di Augusto Benemeglio | Contrassegnato | Lascia un commento

Presentazione di Mi dovrai perdonare di Giovanna Scaramella Barone, Lecce, Hotel President, 22 novembre 2018, h. 17:00

Lecce, 22 novembre 2018, ore 17:00 Hotel President, Via Salandra,6 Interverranno: Presidente F.I.D.A.P.A. Lecce dott.ssa MARIA CONCETTA GIURI Relatrice prof.ssa TERESA ROMANO L’editrice de L’officina delle parole dott.ssa POMPEA VERGARO Letture di Stefano Plantera. Alla presenza dell’autrice DURANTE LA SERATA SARÀ PROIETTATO IL VIDEO Storie di donne salentine.

Pubblicato in Avvisi | Lascia un commento

Itali-e-ni 1. Di oscenità in oscenità

di Paolo Vincenti

“Mi piace scombinare l’acquisito e rivoltar la giacca ad un partito 
E fare i conti in tasca alle morali e tradizioni 
Col gusto di scoprire le finzioni 
E allora con la falce taglio il filo della luna 
La musica mi sembra più vicina 
E prendo a pugni e schiaffi la tristezza e la sfortuna 
E cerco di tornare come prima”

(“La fatica”  – Pierangelo Bertoli)

Di oscenità in oscenità

“Venite pure avanti voi con il naso corto, buffoni imbellettati io più non vi sopporto,

infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio perché con questa spada vi uccido quando voglio”

(“Cyranò” – Francesco Guccini)

Il libro che avete fra le mani consta di un certo numero di articoli pubblicati in un arco temporale di un anno e mezzo circa, su alcune riviste salentine on line. Si tratta della seconda parte del libro “L’osceno del villaggio”, pubblicato nel 2016. Difficile definire a quale genere appartengano questi scritti. Sono vicini alla forma dell’articolo giornalistico e in particolare dell’articolo di opinione, il cosiddetto editoriale, dei quotidiani. Mentre però l’editoriale si caratterizza come una riflessione seria e articolata su un fatto di cronaca (nera, rosa, politica, giudiziaria), i miei pezzi si pongono fra il serio e il faceto. I brani poi hanno una lunghezza molto varia e non rispettano delle regole editoriali precise. Un forte debito hanno nei confronti della satira, antichissimo genere letterario nato in Italia proprio con la letteratura latina (“Satura tota nostra est”, affermava Quintiliano). Continua a leggere

Pubblicato in Itali-e-ni di Paolo Vincenti | Contrassegnato | Lascia un commento

Corso abilitante

di Gianluca Virgilio

Da quale contrada provengono

gli occhi tuoi geminati,

i tuoi poliptotici capelli,

i seni iperbolici che s’innalzano

sulla callidissima iunctura

delle tue omoteleutiche gambe?

Oh, i tuoi fianchi iperbatici!

L’ipotiposi del tuo corpo rimarrà

sempre con me, amica mia,

e nessuna recusatio potrà convincermi

delle tue timide litoti.

Di nuovo, di nuovo ci siamo

incontrati, compagna di scuola,

figura! Se avessi vent’anni

di meno e un’ambizione di più,

di te m’innamorerei, eterna

femminina metafora, ma ho

vent’anni di più e una sola ambizione:

prendere, prendere l’abilitazione!

(1999)

Pubblicato in Poesia | Contrassegnato | Lascia un commento

A chi serve regionalizzare l’istruzione

di Guglielmo Forges Davanzati

Sul sito della Lega si legge “ogni laurea presa in qualsiasi università italiana ha lo stesso identico valore, ma sappiamo bene che diversi atenei, soprattutto meridionali, offrono un servizio nettamente peggiore della media”. Non è chiarito chi “sa bene” che gli atenei meridionali sono mediamente peggiori di quelli del Nord, ma da questa convinzione – sebbene non sostenuta da alcuna evidenza – scaturisce questa proposta: “La Lega Nord propone … di abolire il valore legale del titolo di studio”.

Non si tratta di una proposta nuova e non si tratta neppure di una proposta troppo sorprendente, se solo si considera la spinta alla ‘regionalizzazione’ dell’istruzione data dal Ministro leghista Marco Bussetti.

Sarebbe difficile comprendere queste scelte leggendole esclusivamente con la lente dell’antimeridionalismo leghista. Vi è di più. In linea generale, le politiche formative seguono le fasi di trasformazione del capitalismo e queste fasi non sono omogenee su scala globale, implicando incessanti cambiamenti della divisione internazionale del lavoro, guidati anche dalla capacità di alcuni Paesi di arrivare prima alla realizzazione di rivoluzioni tecnologiche. In tal senso, l’Italia è un Paese late comer e le sue politiche formative risentono di questa sua collocazione. La riarticolazione dei processi formativi, oggi, è imputabile alla necessità di intercettare i cambiamenti tecnologici innestati dalla cosiddetta quarta rivoluzione industriale (anche denominata Industria 4.0) Industria 4.0 ha a che fare con i processi di digitalizzazione e computerizzazione, con l’automazione dei processi produttivi e, dunque, con una profonda trasformazione del mercato del lavoro su scala globale e sulla tipologia di domanda di lavoro espressa dalle imprese. Continua a leggere

Pubblicato in Economia, Scolastica | Contrassegnato | Lascia un commento

Previsioni, esigenze

di Luigi Scorrano

Il nostro è un tempo che ancor più di tanti momenti del passato ci richiede di coltivare idee chiare e di esprimere scelte direzionali che possano aiutare i nostri orientamenti. A chi potremmo chiedere aiuto o sostegno nella scelta? Al nostro mestiere, se è quello di ‘trafficare’ con le carte: quelle della poesia, le più inutili, s’intende! Confortati da questo pensierino semiserio proviamo a riaprire dei libri oggi inesorabilmente lasciati a impolverarsi sugli scaffali del Novecento: di un vecchio signore che esigerebbe qualche sberleffo in meno e qualche rispettosa attenzione in più. Andiamo a caso, naturalmente; affidiamoci a un giocoso azzardo: ne verrà, crediamo, una risposta grave o una risposta spiritosa: prendiamo per buono ciò che viene ma senza affidarci del tutto al registro dell’indifferenza.

Numero uno. Il caso si apre sulle pagine di un’opera che oggi non sappiamo quanti ancora leggano. Si tratta de L’avventura novecentista di Massimo Bontempelli. Un’opera ricca di contrasti, suggeritrice di comportamenti chiari anche talvolta di una chiarezza che poteva apparire incertezza di scelte mai però ragione di opportunismo. L’avventura bontempelliana si apre nel segno di una considerazione sull’uomo, sui compiti che egli si assegna e pensa di realizzare. Il primo dei quattro preamboli che lo scrittore presenta tocca una sorta di bilancio degli esiti conseguiti, ad esempio, in uno spazio estremamente importante, quello dell’arte al quale ha assegnato l’arduo compito di trasferire la vita quotidiana dalla dimensione fantastica (arte) in quella più agevole e necessaria della quotidianità. Quale, dunque, il compito in questo ambito? Scriveva Bontempelli: “Il mondo immaginario si verserà in perpetuo a fecondare e arricchire il mondo reale. Perché non per niente l’arte del Novecento avrà fatto lo sforzo di ricostruire e mettere in fase un mondo reale esterno all’uomo.” In questo reale esterno le aspirazioni di chi vuole operare nella compagine ipotizzata dallo scrittore, deve ricostruire in modo diverso la sfera della realtà affermando esigenze nuove, rinnovamenti che rifiutano un fantastico elementare e improduttivo. Ancora Bontempelli: “Piuttosto che di fiaba, abbiamo sete di avventura. La vita più quotidiana e normale, vogliamo vederla come un avventuroso miracolo: rischio continuo, e continuo sforzo di eroismi o di trappolerie per scamparne”. Continua a leggere

Pubblicato in Divagazioni di Luigi Scorrano | Contrassegnato | Lascia un commento

Mi dovrai perdonare di Giovanna Scaramella Barone

Pubblicato in Libri ricevuti | Lascia un commento

Storie vere di donne salentine

di Pietro Giannini

Il compito della scrittura è sempre lo stesso: sottrarre le vicende e le persone alla distruzione del tempo e conservarne a lungo (possibilmente per sempre) il ricordo.

La motivazione che spinge alla scrittura è, anch’essa, sempre la stessa: le vicende e le persone sono, per chi scrive, particolarmente significative ed emblematiche e perciò degne di essere salvate.

Le considerazioni appena fatte possono spiegare perché Giovanna Scaramella abbia scelto di raccontare le storie di cinque donne, Lucia, Antonietta, Addolorata e Bianca, Clelia: perché, come ella stessa dice nel risvolto di copertina, esse sono esempi “di dolore, di coraggio, di fragilità e di determinazione”. Il lettore, che è in definitiva il destinatario implicito della scrittura, ne coglierà i singoli tratti percorrendo direttamente l’itinerario del teso. Ad accompagnarlo si premettono qui alcune considerazioni, da lettore a lettore.

Le storie sono, anzitutto, vere. Esse cioè sono realmente accadute. Tutte rientrano nell’esperienza personale, diretta o indiretta, dell’Autrice.

Le storie sono, anche, locali. Si svolgono tutte nel Salento e nel caso di Clelia se ne danno delle coordinate più precise: Lecce, nei pressi di Porta Napoli, Monteroni e Galatina. Della provincia salentina esse condividono non solo i luoghi, ma anche i costumi ed i pregiudizi: il terrore del disonore familiare per un figlio nato al di fuori del matrimonio (Lucia), la persistenza di valutazioni legate alle umili origini (Antonietta, anche se è laureata,  è sempre “la figghia te lu mulaforbici”), l’uso di nomignoli o di diminutivi, talvolta con intento eufemistico (ad es. Ndata per Addolorata, ma anche Cia per Lucia e Tonetta per Antonietta), la prassi di affidare a parenti prossimi l’allevamento dei figli (Mjriam nella storia di Bianca).

Sono, infine, storie dolorose. Le protagoniste attraversano difficoltà, malattie, lutti, che però sono le condizioni in cui si manifestano le loro doti di coraggio e di determinazione, e concludono tragicamente la loro vita. Solo nel caso di Clelia le vicende, pur drammatiche, hanno un esito positivo. Continua a leggere

Pubblicato in Recensione | Lascia un commento

Viaggiare

di Gianluca Virgilio

Ma i veri viaggiatori partono per partire:

cuori leggeri, come palloni in alto vanno,

il loro corso mai vorrebbero smarrire,

dicono sempre “andiamo!” ed il perché non sanno.

Charles Baudelaire, Il viaggio, tradotto da Antonio Prete

Un viaggio può essere motivato da un desiderio di evasione. Per tutto l’anno siamo costretti a risiedere nel luogo in cui lavoriamo e quindi appare del tutto naturale sentire l’esigenza di partire appena se ne ha l’occasione. Il desiderio di evasione è indotto da un’insoddisfazione della vita di tutti i giorni, una vita che ha in sé un elemento di alienazione: noi non facciamo mai quello che davvero desidereremmo fare, ma quello che siamo costretti a fare. Così anche il luogo dove risiediamo non ci appartiene interamente, se non altro perché il nostro lavoro ci costringe ad essere sedentari.  Di qui il desiderio di andare via appena si può, nomadi, verso un tempo ed uno spazio sottratti ad ogni costrizione.  Ma bisogna stare molto attenti: il turista è soggetto a pene peggiori. Per es., tornato da Londra, un amico o un familiare potrebbe rimproverarlo in questo modo: “Ma come, sei stato a Londra e non hai visto Buckingham Palace?”.

Durante un viaggio, essere presi dalla frenesia di vedere tutto senza trascurare nulla può diventare fonte di ansia e di qualche malumore, perché è naturale che non si possa vedere tutto. Pertanto, sarebbe meglio smetterla con queste pretese e vivere, nel luogo dove siamo giunti, partecipando di sguincio della vita degli altri, quella di tutti i giorni. Solo così si riesce ad apprezzare fino in fondo il luogo che ci capita di visitare. Ed è importante che ci rimanga il desiderio di ritornare, il che può accadere solo se non abbiamo esaurito la conoscenza con la nostra smania di vedere (consumare) tutto. Continua a leggere

Pubblicato in Prosa | Contrassegnato | Lascia un commento

La comunicazione frivola e maleducata del nostro tempo

di Antonio Errico

Io non lo conosco. È uno dei tanti viaggiatori sconosciuti che per qualche ora abitano la carrozza del treno. Però conosco le sue storie. So come si chiamano la moglie e i figli, che cosa fanno. So che cosa vorrebbe mangiare quando arriverà dove deve arrivare. So per quale squadra tifa, la sua depressione per le sconfitte, la sua felicità senza misura per le vittorie.

È seduto di fronte a me. Non so con chi parla al cellulare ma lo fa a voce alta, senza alcuna riservatezza, anche senza alcuna educazione. Io vorrei dirgli che non me ne frega assolutamente niente delle sue faccende, che anzi mi disturbano, mi infastidiscono, mi annoiano. Vorrei dirgli che tifo per la squadra che lui odia. Ma non lo faccio: sbagliando, forse. Avrei dovuto dire per favore mi faccia leggere questo giornale, oppure mi permetta appena appena di riposare. Non l’ho fatto. Ho sbagliato. Per educazione. Per delicatezza, forse. Magari aveva ragione quel ragazzo che si chiamava Arthur Rimbaud quando nella sua “Chanson de la plus haute tour” diceva “par délicatesse j’ai perdu ma vie”. Ma non è il caso di fare paragoni.

Quando lo sconosciuto che mi siede di fronte interrompe per un attimo la sua altisonante comunicazione, mette – sempre al cellulare – una musica che non è una musica ma lo sconquasso di un martello pneumatico, un’ossessione che fuoriesce dai suoi auricolari.

La carrozza di un treno può essere la metafora, la realistica rappresentazione di quello che è diventato l’universo della comunicazione. I suoi paradossi, le sue esasperazioni. Il suo chiacchiericcio, il cicaleccio, lo starnazzamento. Il suo vuoto clangore. Il parlare smodato, eccessivo, incontrollato, quello superfluo, quello che alla fine dei conti non è altro che un gioco, ma è un gioco che gradualmente risucchia il cervello, altera la relazione con lo spazio e con il tempo. Continua a leggere

Pubblicato in Prosa | Contrassegnato | Lascia un commento