La lezione della Baviera: sviluppo, non crescita!

di Ferdinando Boero

La Germania è il paese leader in Europa, e indica strade da percorrere. Le elezioni in Baviera, la regione-stato più produttiva del paese più produttivo d’Europa, vedono la rinascita dei Verdi. Sono sempre stati forti, ma avevano perso smalto, ora hanno modificato i loro obiettivi e parlano una lingua più comprensibile a chi si preoccupa non solo delle generazioni future ma anche di quelle attuali. La coalizione di governo che, in Germania, ha tenuto assieme forze molto diverse tra loro ricorda molto la fusione di Partito Comunista e Democrazia Cristiana nel Partito Democratico, il partito che, con il patto del Nazareno, ha cercato sponde in Forza Italia, costruendo governi sostenuti da persone come Alfano, Verdini e compagnia cantando. 

L’estrema destra, con soddisfazione di Salvini, è riuscita ad entrare nel parlamento bavarese, ma ha dimensioni marginali. I verdi hanno preso i voti di chi non è soddisfatto dell’andamento attuale. Propongono di rivedere i modelli di sviluppo (sviluppo… non crescita) attraverso il cambiamento dei sistemi di produzione, in modo che non determinino la distruzione della natura, e dicono che questo darà nuove opportunità di lavoro e innovazione, oltre ad essere ecologicamente sostenibile. Esprimono anche solidarietà con gli immigrati e vogliono integrarli nel loro progetto di società futura. 

Per come la vedo io questo è quello che dovrebbe volere un partito progressista. Progressista, da sempre, significa “sinistra”, mentre conservatore significa “destra”. Chi è di destra è contento di quel che ha e lo vuole conservare, opponendosi ad ogni modificazione. Chi è di sinistra pensa che si possa migliorare, vuole progredire, e auspica il cambiamento. Il contrario di quel che vogliono fare i conservatori.  Continua a leggere

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La morte di Salvatore Toma

di Augusto Benemeglio

Ricevo una  mail con da un amico che mi  dice, Guarda  che  la morte di Salvatore Toma non fu a causa del suo alcolismo ( cirrosi ),  ma per una puntura fatale che gli fu somministrata in ospedale, a Maglie. E questo tengono a sottolinearlo  sia la moglie del poeta , Paola,  che la figlia,   Tebe.  Come sappiamo, nel caso del poeta magliese, si parlò anche di “suicidio”, e questo aspetto  fu posto in primo piano dalla scrittrice e letterata  Maria Corti, colei che fece pubblicare, postume, le poesie di Toma dall’editore Einaudi, con il titolo “Il canzoniere della morte”, che sembrava una sorta di manifesto-dichiarazione al riguardo, anche se sappiamo bene che il poeta – come disse Pessoa – è un “fingitore”. La cosa fece inquietare (per usare un eufemismo) molto il prof. De Donno, insigne studioso e poeta dialettale magliese come Toma, il quale me lo disse esplicitamente in occasione di una trasmissione culturale che conducevo a Teleonda Gallipoli: “Quella della Corti è stata un po’ una forzatura; voler trovare ad ogni costo il maudit italiano in Totò Toma”.

Per me Toma è quello che ho già descritto in una recensione pubblicata a suo tempo su “Espresso Sud”, di cui riporto l’inizio: “”C’è stato un tempo in cui il Salento è stato tempio della memoria ancestrale , primo mattino del mondo, Eden silenzioso, dove forse non c’è Dio, ma un’attesa di Dio. Si sta aspettando Dio, come in “Aspettando Godot”. Intanto gli aborigeni , deposte le armi, se ne stanno intanati nella grotta dei Cervi, a eternare la loro memoria in quella forse unica strana misteriosa felicità data dal colore dei primi graffiti. Ed è qui, idealmente, in questo panorama d’innocenza ricuperato, che Salvatore Toma fa muovere la sua penna a biro, rigorosamente colorata , azzurra ,o, preferibilmente rossa. E’ qui che il poeta di Maglie descrive una nuova umanità , “Il rosso salento”,che non è quella del vino, ma del sangue. Ma nei suoi versi c’è anche l’informe, il caos eterno, l’assoluto più lontano, l’estraneità più impenetrabile e esclusiva, l’auto-emarginazione, l’isolamento da terra di frontiera, il deserto .Toma porta la sua dilacerante esplosione espressionista, quel gioco tra sospensione–rassegnazione e melanconia-sogno-pigrizia, che è tipico della realtà salentina e di tutti gli altri poeti e pittori “ maledetti” che fanno parte di quella costellazione novecentesca, di “seminale nuclearità salentina”, di cui parla Donato Valli, contrassegnata da una profonda e irrevocabile inquietudine che li esagita e li porta ad un estremismo espressionistico-azionistico virulento.“Porta – dice Valli – “tre dilemmi mentali : il rapporto vita-morte, il rapporto uomo-animale, il rapporto sogno-realtà.

Io sapevo che la causa della sua morte  fosse dovuto a  “cirrosi” ( che Toma fosse alcolista lo sapevano tutti, credo), che per molti rimane la più accredita.  Tuttavia ringrazio l’amico che mi ha scritto per farmi conoscere la vera causa del suo decesso, e chiedo scusa ai suoi familiari per l’errore in cui sono incorso, ma ciò non credo che sposti di una virgola quanto già detto della sua poesia.

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La linea di ricerca di Stefano Zamagni

di Guglielmo Forges Davanzati

Stefano Zamagni è uno dei più autorevoli economisti italiani, impegnato anche sul fronte politico, da decenni, per regolamentare il non-profit e, più in generale, il cosiddetto Terzo Settore. La sua attività scientifica è prevalentemente rivolta allo studio delle complesse intersezioni fra etica ed economia e il libro che presenterà oggi a Trepuzzi (Prudenza, Il Mulino, 2015), dialogando con Giacomo Fronzi e con chi scrive, ne costituisce un brillante esempio.

Per lungo tempo, nella Storia del pensiero economico, la dimensione etica dell’agire economico è stata sostanzialmente espunta dal discorso economico. Ciò è essenzialmente da imputare al prevalere, a partire dagli anni settanta dell’Ottocento, dell’approccio neoclassico e della conseguente ridefinizione del campo d’indagine dell’Economia, concepita come scienza che studia i problemi di allocazione di risorse scarse fra usi alternativi dati. Questo approccio richiede di considerare l’agente economico come un individuo che, in assenza di condizionamenti storico-sociali e in un vacuum istituzionale, massimizza una propria funzione-obiettivo (assunte esogene le preferenze), dati i costi monetari e di tempo (la c.d. razionalità strumentale). Di norma, la funzione-obiettivo include argomenti che attengono esclusivamente al proprio interesse, sebbene occorra chiarire che, sul piano strettamente logico, non si può dedurre che l’assioma della razionalità strumentale sia incompatibile con qualche forma di comportamento pro-sociale o altruistico.

Nei tempi più recenti, maggiore attenzione, anche da parte di economisti di orientamento neoclassico, è stata data alle motivazioni etiche dell’agire economico, con particolare riferimento allo studio dei meccanismi che sono a fondamento della genesi e della propagazione delle norme morali.

Nella tradizione liberista, in una linea di ricerca che, idealmente, va da Mandeville ad Hayek e a Rand è semmai l’egoismo a essere considerato una virtù, dal momento che è solo il perseguimento dell’interesse individuale che consente di raggiungere il massimo benessere sociale. Continua a leggere

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Il Salento di Donato Valli tra mito, arte e letteratura

(A un anno dalla scomparsa di Donato Valli)

di Antonio Lucio Giannone

Uno dei filoni privilegiati della ricerca di Donato Valli è costituito, com’è noto, dalla cultura letteraria nel Salento di questi ultimi  due secoli, studiata  nei suoi rapporti con la letteratura italiana e, in taluni casi, europea. Il primo, importante con tributo in tale direzione venne offerto da un volumetto del 1971, intitolato appunto La cultura letteraria nel Salento 1860-1950 (successivamente ampliato e apparso nell’ ‘85, sempre per le edizioni Milella di Lecce, col titolo Cento anni di vita letteraria nel Salento (1860-1960)), nel quale, attraverso l’esame delle principali riviste, erano delineate le vicende letterarie di una provincia  estremamente vivace e tutt’altro che isolata culturalmente, nonostante la sua marginalità geografica. Negli anni seguenti sono venuti numerosi studi sulle figure più rappresentative  e su altri momenti di questa storia: dal profilo di Vittorio Bodini alla monografia  su  Girolamo  Comi, del  quale Valli ha pubblicato anche l’Opera poetica in edizione critica, dallo scavo sul secondo Ottocento  all’indagine sulle riviste degli anni Cinquanta, quali “L’esperienza poetica” e “Il Critone”, ai più recenti saggi sulla poesia dialettale. Il risultato principale di questo intenso lavoro è stato quello di aver imposto all’attenzione nazionale una ‘Linea salentina’ della letteratura ottonovecentesca, che ha  preso  salda  consistenza  nella  storiografia  letteraria  italiana, più  orientata  ormai  verso  una  conside­razione policentrica  dei fatti culturali.

A conferma di questa ‘lunga fedeltà’ alla sua  terra, mai venuta meno, esce ora un nuovo libro di Valli dedicato alla storia, all’arte, alla letteratura salentina, Aria di casa. Il Salento dal mito all’arte (Galatina, Congedo, 1994). Il volume raccoglie  trentadue scritti composti  tra  il 1972 e il 1993, in parte già pubblicati e in parte inediti, ma  la maggior  parte di essi  risale agli anni 1983-1992, durante i quali l’autore ha  svolto la funzione di rettore dell’Università di Lecce. Ciò serve a spiegare il carattere particolare della pubblicazione, che riflette da vicino, nell’ampliamento delle prospettive culturali, nella passione civile che anima certe pagine, questo  preciso momento della vita e dell’attività di Valli. Non si tratta infatti, come s’è detto, di un  libro  dedicato  esclusivamente alla letteratura, anzi  la  novità  maggiore  di esso sta proprio nell’apertura ad altre discipline, quali l’archeologia, la storia, l ‘economia, l a politica, l ‘arte, tutte finalizzate alla conoscenza di aspetti particolarmente significativi della civiltà salentina. Continua a leggere

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L’economia dei social network e il tramonto dei tecnici

di Guglielmo Forges Davanzati

La crisi ha comprensibilmente prodotto un aumento considerevole dell’interesse dell’opinione pubblica per l’Economia. Un interesse che si è tradotto, e si traduce talvolta, in un approccio fideistico alla disciplina, dove ciò che conta è la (presunta) verità enunciata di volta in volta dal politico di riferimento e legittimata dall’economista di riferimento del politico. Ne costituisce un esempio paradigmatico lo studio dell’andamento dello spread (ovvero del differenziale dei tassi di interesse fra titoli di Stato italiani e titoli di Stato tedeschi). La stessa parola era pressoché sconosciuta in Italia fino al 2011, quando, proprio a seguito di una sua impennata, si insediò il Governo Monti. Nel biennio 2011-2013 era convinzione diffusa che la priorità per l’economia italiana era ridurlo e che, per ridurlo, occorreva procedere lungo la direzione delle c.d. riforme strutturali (privatizzazioni, liberalizzazioni, deregolamentazione del mercato del lavoro). A distanza di pochi anni, è convinzione altrettanto diffusa che “fra il popolo e lo spread” – come se ci fosse un’alternativa – si sceglie il popolo, come recentemente dichiarato da un Ministro della repubblica italiana.

A fronte di ciò, occorre chiedersi se l’Economia sia davvero accessibile a tutti, anche non addetti ai lavori, ovvero anche coloro che non hanno studiato per diventare economisti e che sono pagati per farlo.

La risposta, in questa sede, può essere data sulla base dei seguenti passaggi che si riferiscono alle modalità standard adottate nella comunità degli economisti di professione. Continua a leggere

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L’importanza della cultura “inattuale”

di Antonio Errico

Tutte le volte che gli accade di ritrovarsi fra le mani la Commedia di Dante, non riesce ad evitarsi il pensiero che si tratti di un’opera di irrimediabile inattualità. La lingua, i concetti, i contesti, impongono il ricorso a commenti accurati, richiedono la decifrazione di riferimenti storici che sono complessi, tramati di implicito, pretendono una tensione interpretativa che non gli consente di distrarsi neppure un istante. Si rende conto che non può restare nel mondo in cui vive; finchè si confronta con quelle terzine non ci può restare. Non può avere i pensieri che ha solitamente, le consuete categorie, le visioni del mondo, della storia, della vita che ha acquisito, gli stessi concetti di giusto ed ingiusto, di bene e di male, di verità e di finzione. Forse deve anche rinunciare alle idee di letteratura, di poesia, di arte che ha maturato. Deve staccarsene, inevitabilmente. Deve lasciarsi portare in un altro universo, lontano, estraneo, inattuale. Deve accettare il compromesso di non comprendere tutto fino in fondo, a volte di non comprendere neppure una parte.

Allora si dice che probabilmente è proprio la condizione di inattualità che trasforma un’opera in opera d’arte. E’ il suo sottrarsi alle coordinate storiche anche se su di esse si fonda, è la pluralità e la specularità dei suoi significati, il loro costante rigenerarsi, la loro penetrazione in situazioni sociali e culturali diverse, il loro costituirsi come modello di esperienza, metafora, archetipo.

Tutte le volte che gli accade di ritrovarsi fra le mani la Commedia di Dante, avverte la sensazione che l’assoluta inattualità costituisce il motivo della grandezza. Continua a leggere

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Avanti (o) Pop: la penna graffiante di Paolo Vincenti

di Antonio Soleti

Ritorna, con “Avanti (o) Pop”, la penna, graffiante e acuta, di Paolo Vincenti; il volume, che si pone in continuità ideale con “L’osceno del villaggio” ed “Italieni”, raccoglie diversi articoli scritti prevalentemente nel 2017. Anche in questa raccolta, l’autore riprende temi a lui cari, fra cui la TV e gli anni Ottanta, mescolandoli ad argomenti di attualità (la legge sul suicidio assistito, il divieto di indossare il burkini in spiaggia, la cronaca politica italiana…), in una sorta di documentario del nostro tempo: cronista attento e un po’ bizzarro, si guarda intorno e interroga la realtà, ma guarda anche dentro di sé, con felici incursioni nel suo passato di ragazzo cresciuto a “pane e serie televisive”. Ci si trova così davanti ad articoli arguti e briosi sul giornalismo, dal titolo accattivante, come “La patata è buonissima”, “Il meglio del peggio”, “Par condicio”, in cui l’autore riflette sul potere della parola e sulla forza dei media; ma ci si imbatte anche in riflessioni su temi ampiamente conosciuti e che impegnano le nostre coscienze, come, ad esempio, gli articoli sul fine vita o quelli sull’ambiente. Il suo humour emerge, frizzante, quando racconta aspetti di costume di questa società, come in “Tutti al mare”, che, mutuando il titolo da una canzonetta sin troppo famosa, schizza un bozzetto divertito della nostra vita di spiaggia, con il suo parterre di bellezze finte, rifatte, sovrapponibili. Continua a leggere

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Su una foto di mia madre

di Antonio Prete

Sulle labbra il riflesso di un sorriso

trattenuto nel chiuso dei pensieri,

una dolcezza intorno

che è linea e forma del viso.

Il ricamo bianco di trina

dalle spalle scende sul petto

spargendo fiori sulla fiorata veste.

È il frugale splendore della bellezza

che balza, mite, di là dall’epoca,

è la misura di una grazia pensosa

disvelata all’istante di una posa.

Sulla parete biancogrigia un raggio :

è l’ intatta trasparenza del maggio.

[Se la pietra fiorisce, Donzelli 2012]

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Claudia vivendo… Tu, poeta della meraviglia, che continui a stupirci

di Maurizio Nocera

Il 17 aprile 2009, a Lecce, due eventi che riguardano Claudia Ruggeri. Il primo presso la sala “Teodoro Pellegrino” della Biblioteca provinciale “N. Bernardini”, con una sessantina di ragazzi e ragazze delle scuole medie superiori a parlare della scrittura di Claudia, con la sua mamma, signora Maria Teresa Del Zingaro, e poi la docente Maria Occhinegro, del Liceo “Palmieri”. Il secondo evento (progetto di Alessandro Turco e locandina di Claudia Ingrosso) invece, nella notte tarda, presso il pub “La Movida” di piazzetta S. Chiara, intitolato “Claudia vivendo … tu, poetessa della meraviglia, che continui a stupirci”, con Luca Nicolì, Massimiliano Manieri e Chiara Colapietro, lettori di alcune poesie di “Inferno minore”, e poi gli interventi ancora della mamma di Claudia, Maria Teresa Del Zingaro, Elio Scarciglia, Walter Vergallo e di chi qui scrive.

Nel 2004, sulla prestigiosa rivista «Nuovi Argomenti» (n. 28, quinta serie, ottobre-dicembre), fondata da Alberto Carocci e Alberto Moravia, e che fu pure la culla letteraria di Pier Paolo Pasolini, il segretario redazionale Mario Desiati, con un bel saggio dal titolo “La ragazza dal cappello rosso”, introduceva al grande pubblico dei lettori Claudia Ruggeri, poeta di Lecce, con queste righe: «Una lettera, prima dell’estate, accompagnava la foto della ragazza dal cappello rosso. Quella lettera mi chiedeva di prendere atto della “visione fisica”, di guardare, attraverso la pellicola del tempo e della carta, quel volto e quegli occhi. Era la tenera risposta della madre di Claudia Ruggeri a una mia richiesta di informazioni, testimonianze e materiale» (p. 250). Continua a leggere

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Una città come la nostra, bella e antica…

di Gianluca Virgilio

“Una città come la nostra, bella e antica, con la sontuosità architettonica risultante dai periodici cambiamenti di gusto, è un’unica grande testimonianza della capacità d’amare e dell’incapacità d’amare durevolmente. La superba sfilata dei suoi palazzi non rappresenta soltanto una grande storia, ma anche un continuo mutar d’indirizzo nelle opinioni. Considerata sotto questo aspetto, essa è una volubilità pietrificata che ogni quarto di secolo si è vantata in modo diverso di avere ragione per sempre!”.

Robert Musil, L’uomo senza qualità.

Camminare nelle strade della città, sopra l’asfalto e il mattonato dei marciapiedi e del centro storico, per le vie aperte tra le colate di cemento che ti chiudono da ogni parte – il cielo è alto ed è difficile tenere a lungo il capo sollevato -, significa fare esperienza dell’amore e del disamore degli uomini, conoscere i loro ripensamenti in un muro abbattuto e poi ricostruito, avere la prova visibile della loro dedizione in una casa ben curata e della loro trascuratezza in una abbandonata, della loro costanza o volubilità, ed anche, spesso, della loro umiltà o tracotanza.  Un edificio può essere il frutto d’un amore profondo oppure dell’ambizione e della vanità, dell’egoismo e dell’avidità, può ostentare il potere o costituire solo un riparo dalle intemperanze degli uomini e del mondo. Camminando per le strade della città si apprendono i sentimenti che prevalgono nella vita di tutti noi. Continua a leggere

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