Di mestiere faccio il linguista 19. Una Biblioteca per la vita

di Rosario Coluccia

«L’universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d’un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella di una biblioteca normale […] Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?); io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l’infinito…».

Queste righe iniziali della «Biblioteca di Babele»,  uno dei racconti che si leggono nel meraviglioso «Finzioni» di Jorge Luis Borges, mi sono venute in mente quando ho appreso, leggendo i giornali, che lo scrittore Alberto Manguel ha donato la sua biblioteca alla città di Lisbona, la capitale portoghese. La biografia di Manguel, scrittore, saggista, traduttore, qualifica un personaggio di dimensione realmente internazionale: nato a Buenos Aires, cresciuto in Israele, vissuto poi in Francia e in altri paesi, infine a New York, sua attuale residenza. I titoli stessi di alcuni suoi libri tradotti in italiano («La biblioteca di notte», Milano, Archinto editore, 2007; «Una storia della lettura», Milano, Feltrinelli, 2009; «Vivere con i libri. Un’elegia e dieci digressioni», Torino, Einaudi, 2018) indicano il tema ricorrente che caratterizza la sua attività e l’idea stessa della sua vita: il meraviglioso mondo dei libri, inesauribile come l’esperienza umana. Nella visione di Manguel la biblioteca diventa il luogo deputato a custodire e a tramandare la memoria del passato e a raccogliere il presente per proiettarlo verso il futuro. Spazio di identità e di sopravvivenza, garanzia di libertà che è compito dei singoli e delle istituzioni salvaguardare e rinforzare. 

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Manco p’a capa 12. Se sparisce la barriera corallina

di Ferdinando Boero

La Grande Barriera Corallina Australiana è stata costruita da organismi viventi, i coralli, cresciuti nel corso di millenni sugli scheletri dei loro predecessori, generazione dopo generazione. È lunga più di duemila chilometri, sta bene al caldo e non tollera sbalzi di temperatura. Il riscaldamento globale produce ondate di calore che superano i limiti di tolleranza dei coralli: metà della Grande Barriera è morta. I ricercatori australiani hanno registrato diversi momenti di crisi in passato, ma mai come questo. E sono sgomenti e infuriati. Perché è il nostro stile di vita ad uccidere la Grande Barriera. Siamo una specie che brucia carbonio e produce anidride carbonica, e questo provoca gli innalzamenti di temperatura che uccidono i coralli e le specie ad essi associate.Quando il clima cambia troppo rapidamente la biodiversità ha tre possibilità: estinguersi, evolvere adattamenti alle nuove condizioni oppure emigrare in cerca di posti che offrano le condizioni venute meno nella “patria” delle specie in pericolo. La Grande Barriera si sta estinguendo, ma molte specie ad essa associate fuggono in cerca di acque promesse. Le specie tropicali, a centinaia, trovano condizioni ottimali in Mediterraneo, dove le temperature ormai raggiungono valori tropicali. Le ondate di calore uccidono le specie tipicamente mediterranee come le gorgonie che, a seguito di ondate di calore, hanno già subito eventi di mortalità di massa. Ma il caldo che le uccide è un confortevole tepore per le specie tropicali che, entrate in Mediterraneo dal Canale di Suez, formano nuove popolazioni. Forse arriveranno anche i coralli, assieme ai pesci, agli invertebrati e alle alghe che già sono arrivati con centinaia di specie. Sono invasori o sono profughi climatici? Intanto, pare che nulla stia prendendo il posto dei coralli e ai tropici resta solo la desolazione. La catastrofe climatica ci sta privando delle specie native del Mediterraneo e della espressione più spettacolare della biodiversità: la Grande Barriera. Non sono solo estetici i motivi di allarme. La Grande Barriera è l’omologo marino della foresta amazzonica, contribuisce al mantenimento di uno stato del pianeta al quale siamo adattati anche noi, regolando i rapporti tra anidride carbonica e ossigeno, prima di tutto. Il cambiamento climatico, causato da un’economia miope che lascia terra bruciata al suo passaggio, sta distruggendo la bellezza del pianeta in tempi rapidissimi e provoca danni economici e sociali enormi. Non esistono soldi che possano compensare il danno. 

[“La Stampa” e il “Secolo XIX” del 15 ottobre 2020]

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Manco p’a capa 11. La scienza… nonostante gli USA

di Ferdinando Boero

Gli Usa sono i maggiori produttori di conoscenza scientifica del pianeta, ma hanno qualche problema con la scienza. In God we trust (noi abbiamo fede in Dio) ha sostituito E pluribus unum (da molti uno) come motto nazionale, e questo spiega perché il 40% degli statunitensi creda nella creazione, e non accetti l’evoluzione come risposta alla domanda: da dove veniamo?

Se la maggioranza dei cittadini è culturalmente inadeguata, allora l’inadeguatezza culturale è nel giusto? Se la maggior parte della popolazione crede che sia il sole a girare attorno alla terra, come ai tempi di Galileo, e solo uno sostiene il contrario, la ragione è comunque di quel solitario.

La democrazia funziona bene in presenza di un’alfabetizzazione anche scientifica di tutti i cittadini, grazie ai sistemi di formazione, ma, evidentemente, questo obiettivo non è ancora stato raggiunto e gli Usa corrono il rischio di avere per la seconda volta un presidente inadeguato. La scienza reagisce, e il direttore di Science, la più prestigiosa rivista scientifica americana, intitola uno dei suoi ultimi editoriali Trump ha mentito sulla scienza, e il direttore di Scientific American, rivista altrettanto prestigiosa, rincara la dose con: Quando la politica distorce la scienza.

Non era mai successo che la scienza scendesse in campo per dire agli americani di non rieleggere un presidente. Gli americani odiano i bugiardi e, quindi, se Trump è un bugiardo, allora non è adeguato a restare alla Casa Bianca. Bill Clinton fu messo sotto inchiesta perché non disse tutta la verità su una relazione con una praticante. Ma George W. Bush mentì sulle armi di distruzione di massa in Iraq, e non fu messo sotto inchiesta. E quindi… dipende dalle bugie. Quelle sul sesso sono deplorevoli, mentre quelle sulla guerra (di Bush) sono tollerate e forse lo saranno anche quelle sulla scienza (di Trump).

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Dissonanza

di Antonio Prete

Disloca il punto d’osservazione,

porta il pensiero fino all’orlo di una nuvola,

e ancora più oltre, di là dal cerchio lunare,

vedrai allora, in quelle lontananze,

che niente dalla terra è cancellato.

Il grido della ferita è disarmonia

delle ellissi, l’offesa all’animale

è imperfezione nel cielo.

Per ogni pena terrestre, lentamente,

si  scompone la geometria delle costellazioni.

.

L’indifferenza degli astri è soltanto

l’apparente fulgore dell’eterno.

.

.

E le lettere dell’alfabeto, a schiera,

ciascuna all’altra legata con fune,

navigavano sulla superficie del mare

colpite dalla luce del tramonto.

Perché non affondino i nomi delle cose,

pensavo mentre sulla riva

gonfiava il suono della risacca.

Che il fortunale di scirocco

non le sconquassi, mi venne da dire,

vedendo le alberature beccheggiare

in lontananza.

[Se la pietra fiorisce, Donzelli, Roma 2012]

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Banchi 4. Un banco nell’abisso

di Gianluca Virgilio

Un’immagine, per iniziare: un cumulo di banchi dismessi nel cortile di un edificio scolastico, coi piedi in su e il piano da lavoro in giù.

 Ho inciso non pochi banchi nella mia vita di studente, sempre attento a nascondermi dietro il compagno davanti, come vedevo fare ai miei compagni di classe, tutti muniti di coltellino o altro utensile utile all’intaglio: parole d’amore, bestemmie, i nostri nomi immortali, figure più o meno oscene che la nostra moralità ci suggeriva, chissà cosa incidevamo! Non era ancora il tempo dei pennarelli ad inchiostro indelebile. Il banco era il nostro personale territorio e noi ne eravamo molto gelosi. Quando capitava di doverlo dividere con un compagno, allora, fin dall’inizio della scuola, bisognava far patti chiari, misurarlo e dividerlo in parti uguali, segnando per lungo la linea di confine oltre la quale era proibito portarsi. I confini sono fatti per separare, è vero, ma anche per sconfinare. Non era raro vedere, durante la lezione, due compagni seduti allo stesso banco darsi di gomito e, sottovoce, prendersi a male parole, cercando sempre di stare nascosti, per evitare d’essere interrogati dal professore: interrogazione come sinonimo di ritorsione. Contendersi la linea di confine, proprio come fanno gli stati che vorrebbero una porzione di territorio in più, questo era l’oggetto del borbottio. E come gli stati muovono in avanti i carri armati e subito dopo le truppe di occupazione, così c’era sempre qualcuno che faceva avanzare oltreconfine una matita, una gomma per cancellare, un temperamatite, e poi un gomito o un intero avambraccio, esponendosi alle inevitabili azioni di contrattacco. Si rischiava d’essere interrogati, ma non si desisteva dall’azione invadente e dalla strenua difesa. Oh grande audacia degli studenti antichi!

Pubblicato in Banchi, a cura di Michele Ruele, Scolastica, Zibaldoni e altre meraviglie, a cura di Enrico De Vivo | Contrassegnato | Lascia un commento

La solitudine dell’uomo senza letteratura

di Antonio Errico

Dice di essere una contastorie, di credere nel potere delle storie, nella magia delle parole, perché le parole creano connessioni, ci rendono più consapevoli, più umani, più compassionevoli. Dice che i libri possono guidarci, ispirarci, svegliarci; a volte anche salvarci. La letteratura ci aiuta a rimetterci in contatto con gli altri esseri umani in modo molto più profondo, attiva la nostra immaginazione, il pensiero, le emozioni, le riunisce.

Così dice la scrittrice turca  Elif Shafak, in un suo articolo sulla “Stampa” di qualche giorno fa.

Accade a volte, che si dia per acquisita, per indiscutibile, la rilevanza che la letteratura assume nella dimensione esistenziale di ciascuno e in quella di una civiltà. Accade anche, a volte, che si dia per acquisito esattamente il contrario, che si consideri la letteratura  del tutto irrilevante nei processi di sviluppo e di progresso sociale e personale.

Forse, sia l’una che l’altra considerazione provengono da una stratificazione  concettuale che non si lascia penetrare da sospetti di errore. Chi crede che la letteratura serva a molto, a moltissimo, che sia ad ogni livello essenziale, non è disposto a cambiare idea neanche davanti a prove ipoteticamente inconfutabili che ne dimostrano l’inutilità; la stessa cosa accade a chi ritiene che la letteratura non possa servire a niente, a nessuno, per nessuna ragione: non c’è argomento che possa  convincerlo che invece in qualche caso e a qualcosa può servire. 

Non c’è alcun dubbio che uomini senza un rapporto con la letteratura siano vissuti, vivano e vivranno tranquillamente, e forse anche più tranquillamente di quegli altri che con la letteratura hanno avuto, hanno ed avranno un rapporto sistematico, che per alcuni aspetti ne conforma la personalità.

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Di mestiere faccio il linguista 18. Calligrafia

di Rosario Coluccia

Carlo Di Clemente, archeologo e scrittore, e Stefano Molini, blogger e attivista per i diritti umani, lanciano una petizione da recapitare alla ministra Azzolina, che tocca un argomento a prima vista marginale: «Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano», s’intitola la petizione. Leggiamone alcuni passaggi. I promotori partono da una considerazione pratica, quella della configurazione dei nuovi banchi monoposto di cui tutte le scuole si stanno progressivamente dotando. I nuovi banchi sono di dimensioni ridotte per occupare meno spazio e anche per favorire l’utilizzo di pc e tablet. Qui può annidarsi un rischio, osservano i promotori della petizione. «Pur ritenendo che il processo di digitalizzazione della Scuola italiana, e più in generale del Paese, sia indispensabile, siamo assolutamente convinti che la scrittura a mano dei nostri studenti debba essere, nella sua straordinaria bellezza, stimolata il più possibile.È scientificamente provato, infatti, che la scrittura a mano, soprattutto in corsivo, produca enormi benefici per lo sviluppo cognitivo nell’età dell’infanzia perché accende nel bambino aree del cervello deputate al pensiero, al linguaggio, alla manualità e alla memoria». Per concludere: «Chiediamo per questo al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e agli insegnanti di ogni ordine e grado della Scuola pubblica e privata italiana il massimo impegno affinché l’utilizzo della scrittura a mano sia promosso, favorito ed incoraggiato».

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Il Vecchio e l’Ombra. Quarto dialoghetto

di Giovanni Bernardini

“Stasera” disse l’Ombra “te ne stai raggomitolato nella poltrona, rattrappito quasi, che costringi pure me in una posizione così scomoda. Non sarebbe il caso di stendersi un po’, di rilassarsi? Tanto in codesto atteggiamento non riuscirai certo a metter rimedio ai guai”.

“Lo so benissimo purtroppo. Ma che vuoi farci? Mi rannicchio nel groviglio dei miei pensieri, delle mie angosce”.

“Via, raddrizza un pochino la schiena, allunga le gambe. Ti sentirai meglio e farai star meglio anche me”.

“Va bene, ti accontento. Solo che, come ombra, pretendi troppo”.

“Non pretendo, cerco di aiutarti. In fondo siamo legati indissolubilmente. E ciò che ti suggerisco non proviene da egoismo, comporta vantaggio per tutt’e due”.

“Cosa vai cianciando? Quale vantaggio? Solo per te, che magari stai più comoda. Tu non hai un cervello e un cuore”.

“Che vuoi dire?”
“Voglio dire che il mio cervello e il mio cuore, anche cambiando posizione, continuano a soffrire”.

“Qual è oggi il motivo di tanta sofferenza?”

“Non dire ‘oggi’, questo lo sai, che da lungo tempo ho molti motivi, non uno solo. Certo, a volte uno prevale sugli altri”.

“Allora non ho sbagliato del tutto. Qual è dunque il motivo prevalente al momento?”
“E’ lo scrupolo, il rimorso verso mia moglie”.

“Per averla tradita più d’una volta?”

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Tra realtà storica e finzione letteraria. Studi su Sigismondo Castromediano

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Bestiaire de Sirgole

di Gianluca Virgilio

Le terrain de Sirgole fut bonifié aussitôt après la seconde guerre mondiale. Une équipe de carriers en a extrait des plaques entières de calcaire, en échange de quoi les trainièri ont apporté de nombreux chargements de terre fertile. Sur le terrain autrefois imperméable, donc paludéen à cause du calcaire, on trouve encore ça et là quelques pierres résiduelles. J’en ai moi-même retrouvé. Je les ai mises dans l’eau pour les nettoyer de la terre qui s’y était fixée, et je les ai observées attentivement : le calcaire, naturellement, est plein d’incrustations, grandes et petites, coques de mollusques marins, coquilles et autres sédiments et concrétions. Cela prouve qu’autrefois la mer était là. En fermant les yeux, j’entends le vent passer entre les feuilles des arbres ; comme s’il s’emparait d’un paysage marin, son souffle formant la vague qui s’élève de la surface d’écume et retombe sur elle-même. Mais ce n’est qu’une hallucination auditive, car depuis des millions d’années il n’y a plus la mer, des deux côtés de la péninsule elle a reculé d’une vingtaine de kilomètres. Il suffit de rouvrir les yeux et l’illusion s’évanouit. Je regarde autour de moi, et voilà qu’une faune terrestre remplace la faune marine, une faune résiduelle, à demi-cachée sous terre ou entre les arbres, entre les buissons, les ronces et les roseaux du canal, sûrement attentive à échapper au règne de l’homme ou tout au plus à vivre à sa marge. En voici un inventaire partiel.

La chouette. Ce soir elle s’est posée sur la plus haute branche du mûrier. Sa silhouette, convenable et immobile, se détache sur un ciel des plus lumineux, reste d’un coucher de soleil printanier. Elle est intriguée par la lampe que j’ai allumée dans la pièce et qui projette un rayon de lumière sur le mûrier.

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