Racconti di Benjamin (cura e prefazione di Antonio Prete)

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Luce di quel che è stato

di Antonio Prete


Giorgio Morandi, Natura morta con frutta, 1927, olio su tela.

                                          There is starlight drifting on the black water

                                              (Mark Strand, Selected Poems)

Non viste stanno disanimate le cose,

lucenti della loro disutile quiete.

E’ una vernice spenta il rosso delle rose:

tutt’intorno un’aridità senza sete.   

Sul tavolo la matita è priva di grafite.

Il libro è d’aria, i fogli di vento:

la vita che racconta è una folata

che subito si spegne nel cespuglio.

La sillaba di un dado rotola sul tappeto.

Forse un nuovo alfabeto.

[in Menhir, Donzelli 2007]             

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Occasioni artistiche salentine

di Gianluca Virgilio

1. So-stare, raccontare…

Questo scritto fa parte del Catalogo “Sostareasud”, a cura di Marinilde Giannandrea, pubblicato in occasione della mostra pittorica di cinque artisti salentini (Corrima, Rosamaria Francavilla, Romano Sambati, Fernando Schiavano, Carlo Michele Schirinzi. ) tenutasi dal 23 maggio al 21 giugno 2010 a Galatina presso la Galleria d’Enghien.

Sarebbe interessante sapere quanto nella nostra vita avvenga per elezione e quanto invece per necessità. Mettere un quanto e l’altro sui piatti di una bilancia e vedere quale dei due pende di più: sarebbe istruttivo e ridimensionerebbe molta nostra prosopopea.

Partire o rimanere? Non ho mai saputo se dipenda dalla volontà o dalla necessità. L’appello più volte reiterato nella storia recente: “Partite, partite, andate al Nord!” rientra in quelle forme di esortazione che mirano a conservare interessi consolidati formatisi in loco. Diffidiamone! Restare, poi, per fare che cosa, se non ce n’è bisogno? Facciamo come gli uccelli, che migrano, sempre tornando, e so-stano, né più né meno!

Andare al Nord, so-stare al Sud? Spostarsi a Est o a Ovest. In realtà sono saltati tutti i punti cardinali. Un mio amico prende l’aereo per fare shopping a New York, il nonnino è accudito da una romena sdentata – tutti i mercoledì e le domeniche pomeriggio il centro del paese è un pullulare di romene, polacche, ucraine, con tanti mosconi locali che girano loro intorno, e ronzano, ronzano… -, vicine di casa sono diverse famiglie cinesi molto discrete, non pochi coniugi sterili italiani hanno riportato dalla Bolivia o dall’Ecuador uno, due cuccioli d’uomo davvero teneri…

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Comprendiamo il presente solo conoscendo l’antico

di Antonio Errico

In una lettera del 5 gennaio 1871 indirizzata a Francesco Florimo, Giuseppe Verdi scriveva: torniamo all’antico e sarà un progresso.

Antico è quello che è venuto prima e che ha lasciato traccia, resistendo all’infuriare del tempo, all’erosione che fa l’oblio. Antico è l’universo greco-latino da cui proveniamo, che configura il nostro pensiero, il nostro linguaggio, la nostra visione del mondo.

Antico è il Salento, per esempio.

Antica è la cattedrale di Otranto, la chiesa di San Domenico Maggiore a Taranto; sono antiche le colonne romane di Brindisi. Alla notte dei tempi appartengono la Donna di Ostuni, la Grotta delle Veneri di Parabita, la grotta del Cavallo e di Uluzzu, la Romanelli di Castro, e poi i dolmen e i menhir che dialogano con il cielo, e Alexia e Bavota, e anche la pietraia dov’era una volta Casole con i suoi codici spalancati sul Mediterraneo, Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, le chiese rupestri, la Centopietre di Patù, il Crocefisso nero della Cattedrale di Nardò, le torri a strapiombo sul mare.

Sono antichi il pane, l’olio, il vino.

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Che cosa bisogna finanziare

di Ferdinando Boero

La comunità scientifica esulta per la foto del buco nero che mostra cosa succede quando una galassia implode. Prima o poi accadrà anche alla nostra, ma ci vorrà qualche miliardo di anni, ci rassicurano. Capire da dove viene la materia, come evolve, e dove va a finire alla fine del suo ciclo di vita è fondamentale e merita grandi investimenti in ricerca scientifica, e grande collaborazione internazionale. Pare che la sola foto del buco nero sia costata 14 milioni di euro. Soldi ben spesi anche perché rispondere a queste domande ha certamente ricadute tecnologiche non indifferenti e promuove lo sviluppo di infrastrutture di ricerca. 

Queste conquiste lasciano l’amaro in bocca alla parte della comunità scientifica che studia la biodiversità del pianeta Terra e gli ecosistemi che da essa sono caratterizzati. Noi esistiamo grazie a biodiversità (di cui siamo parte) ed ecosistemi, e il nostro impatto li sta deteriorando, mettendo a repentaglio le nostre possibilità di sopravvivenza, ben prima dell’avvento del buco nero che inghiottirà il nostro sistema solare. Risulta misterioso il motivo per cui la ricerca scientifica su particelle elementari e galassie sia enormemente finanziata, con grande collaborazione internazionale, mentre lo stesso non avviene per problemi impellenti che riguardano il nostro comportamento nei confronti del pianeta e, alla fine, di noi stessi.

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Che bel popolo gli Italieni!

di Paolo Vincenti

Italiani forever

La sindrome di San Matteo. Il Pd ha subito una sonora sconfitta alle scorse elezioni, e questa ormai è storia. Il brutto the day after del partito lo vede ridotto ai minimi termini. “Renzi uccide un Pd morto”, scriveva “Il Fatto Quotidiano” all’indomani del 4 marzo 2018, alludendo alle dimissioni farsa dell’allora segretario, che hanno aperto, ancor più della sconfitta, la notte dei lunghi coltelli all’interno del partito, che si concluderà soltanto quando si rinnoveranno le cariche. Quella che ha lasciato il Pd, dopo cinque anni di governo, è un’Italia certamente peggiore di quella che aveva preso in consegna. Il debito pubblico enorme, un’ondata massiccia e incontrollata di immigrazione che ha dato alla gente la percezione di una vera  e propria invasione. La produzione industriale precipitata, gli investimenti crollati, la povertà assoluta raddoppiata, e se queste piaghe non sono attribuibili al Governo del Pd, è anche certo che non sia riuscito a sanarle, vedi il fallimentare Job Act, anzi che abbia contribuito ad allargarle. Mancanza di lavoro e precarietà hanno creato un malcontento diffuso che ha portato la gente a votare i partiti anti-sistema, ossia i populisti. Il problema è che in Italia si è creato un divario sempre più netto fra poveri e ricchi, una sperequazione enorme fra chi è debole, che lo diventa sempre più, e chi è forte, che va maggiormente rafforzandosi. Il fenomeno si chiama “Effetto San Matteo”, come indica il sociologo Franco Cassano sulle pagine della “Gazzetta del Mezzogiorno” (8 marzo 2018). Il nome deriva dal versetto 25, 29 del Vangelo di Matteo che recita: “Perché a chiunque ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha sarà tolto anche quello che ha.”  Si è aperta ancora di più la frattura fra il Nord e il Sud. E se questo divario che vive il Paese è il portato delle politiche messe in campo da Matteo Renzi, la gente ha pensato di affidarsi a Matteo Salvini per colmarlo. Bizzarro  che il primo Matteo, che ha diviso il Paese, sia in realtà un centralista ed europeista, mentre il Matteo che ora dovrebbe unire fosse, fino a poco tempo fa, indipendentista e secessionista.

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La disoccupazione giovanile e la proposta di Stato innovatore di prima istanza

di Guglielmo Forges Davanzati

Si stima che i giovani disoccupati laureati, nella fascia d’età compresa fra i 25 e i 35 anni, residenti in Italia siano circa un milione. La disoccupazione giovanile ammonta a circa il 40% sul totale della forza-lavoro e, in alcune regioni, soprattutto nel Mezzogiorno, supera il 60%., ed è oltre il doppio della media europea. Si tratta, con ogni evidenza, di una situazione socialmente insostenibile, probabilmente il vero problema dell’economia italiana, e nel lungo periodo, quando verranno meno i risparmi delle famiglie che consentono ai giovani di rimanere inattivi o di svolgere attività non conformi al titolo di studio acquisito, anche economicamente insostenibile, a meno di ulteriori incrementi (già rilevantissimi) delle migrazioni (peraltro in assenza di flussi di ritorno). 

A questo problema al quale i Governi degli ultimi decenni hanno provato a rispondere con massicce riduzioni dei finanziamenti alle Università e ai centri di ricerca, generando il conseguente aumento della contribuzione studentesca, provando cioè a disincentivare le immatricolazioni. In buona misura, l’operazione è riuscita, ma resta il fatto che l’Italia non è un Paese per giovani – come viene ripetutamente detto – e soprattutto non è un Paese per giovani istruiti.

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Di mestiere faccio il linguista 8. Più è semplice più è bella la nostra lingua

di Rosario Coluccia

Per i miei spostamenti lontano da casa di norma viaggio in treno, in bus o in aereo. Mi è più comodo, e inoltre m’illudo di contribuire al risparmio energetico usando i mezzi pubblici (ma non ne sono sicuro). Contrariamente al solito, una settimana fa ero in macchina in autostrada. Al termine della corsa, in prossimità della sbarra, mi fermo per pagare il pedaggio. Sulla colonnina leggo: «il pagamento del pedaggio si effettua dal lato dove opera l’esattore» e la scritta mi lascia perplesso, per varie ragioni: 1. non c’è nessun esattore, la postazione è vuota, non vi opera nessuno; 2. perché «si effettua», non sarebbe più semplice scrivere «si fa»? Comunque procedo, uso il bancomat, ritiro la ricevuta, la sbarra si solleva, passo, riprendo il mio viaggio.

Ma il pensiero torna a quella frase complicata e troppo lunga. Ricordo che qualcuno mi ha detto che sulle autostrade americane la scritta è «pay here»;  non avremmo potuto anche noi scegliere di scrivere «paga qui», non sarebbe stato più semplice? E poi, «si effettua»…, perché mai? Sulla vetrina di un locale leccese leggo: «l’ingresso si effettua dalla porta accanto», in un bar del centro storico c’è il cartello «non si effettua il servizio ai tavoli ». Non sarebbe più semplice scrivere «si entra dalla porta accanto» e «non si serve ai tavoli»?  Complicati non sono solo i gestori di quegli esercizi cittadini e della società «Autostrade per l’Italia» (mi pare si chiami così, non ho controllato). Ricordo che un annunzio di Alitalia un tempo recitava: «In caso di necessità un sentiero luminoso sul pavimento …». Una volta feci notare ad una hostess educata e solerte che il sentiero non poteva trovarsi che sul pavimento, non poteva certo essere collocato a mezz’aria o in alto sulla carlinga; lei mi rispose che l’avrebbe fatto presente a un suo capo, forse ha funzionato, oggi quell’annuncio è cambiato.

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Gli Arbereshe

di Fabio Strinati

 
Spirito che emana luce, che spazia
e si diffonde con libertà
l’essenza magistrale
d’anime albanesi
oltre i confini nei paesi d’oltremare;
diaspora come pollini
i semi al vento depositati o Firmoza
o Picilia o Rùri o Spixana,
l’alba animata da l’oralità
cadenza d’una voce frammista
a gioia e di tristezza, spezia
è quel canto avvolto
nella vallja folclorica e burravet,
dagli abiti eleganti così i fazzoletti
intrisi di storie e rapsodìe,
ballata di Ago Ymeri per le vie estese.


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Non è la plastica il nemico n°1 degli oceani

di Ferdinando Boero

Immaginate la terra interamente coperta dall’oceano. La vita continuerebbe? Sì. Ora immaginate che ci siano solo terre emerse. La vita continuerebbe? No: il pianeta è vivo grazie agli oceani. Da animali terrestri stentiamo a capirlo. Il clima, le stagioni, le piogge, dipendono dall’oceano. Tutto quello che produciamo, consumiamo e gettiamo, prima o poi finisce in mare. Il 71% della superficie del pianeta è coperto dagli oceani, ma una superficie non basta per misurarli. La profondità media dell’oceano è 3.500 m: l’ambiente acquatico si misura con un volume, non con una superficie, e rappresenta più del 90% dello spazio abitabile dalla vita. Non possiamo far finta che non ci sia, o che sia marginale. L’oceano non conosce confini, non ci sono barriere politiche che possano fermare la natura, e anche i danni che le facciamo. 

Ora siamo pronti per parlare di sostenibilità: ogni crescita del capitale economico deve avvenire in modo che il capitale naturale non sia eroso. La natura si rinnova e noi la dobbiamo “consumare” in modo da permetterle di rigenerarsi; se il tasso di consumo eccede il tasso di rinnovo entriamo nell’insostenibilità, viviamo a debito, e il creditore è la natura. Un creditore che non guarda in faccia nessuno, quando presenta il conto. L’economia dominante considera l’erosione del capitale naturale come un’esternalità. Qualcosa da mettere all’esterno delle analisi costi-benefici e, se si parla di protezione della natura, si viene accusati di fermare lo sviluppo. Cattiva economia: i costi economici derivanti dalla distruzione del capitale naturale sono enormi e vanno contabilizzati. Le inondazioni, le carestie, le siccità, gli sconvolgimenti climatici causano danni enormi alle vite delle persone e alle economie degli stati. Le masse di rifugiati che premono alle porte dei paesi sviluppati fuggono da situazioni insostenibili generate dal deterioramento della natura, a cui seguono guerre, carestie, epidemie. 

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