Dissonanza

di Antonio Prete

Disloca il punto d’osservazione,

porta il pensiero fino all’orlo di una nuvola,

e ancora più oltre, di là dal cerchio lunare,

vedrai allora, in quelle lontananze,

che niente dalla terra è cancellato.

Il grido della ferita è disarmonia

delle ellissi, l’offesa all’animale

è imperfezione nel cielo.

Per ogni pena terrestre, lentamente,

si  scompone la geometria delle costellazioni.

.

L’indifferenza degli astri è soltanto

l’apparente fulgore dell’eterno.

.

.

E le lettere dell’alfabeto, a schiera,

ciascuna all’altra legata con fune,

navigavano sulla superficie del mare

colpite dalla luce del tramonto.

Perché non affondino i nomi delle cose,

pensavo mentre sulla riva

gonfiava il suono della risacca.

Che il fortunale di scirocco

non le sconquassi, mi venne da dire,

vedendo le alberature beccheggiare

in lontananza.

[Se la pietra fiorisce, Donzelli, Roma 2012]

Pubblicato in Poesia, Se la pietra fiorisce di Antonio Prete | Contrassegnato | Lascia un commento

Banchi 4. Un banco nell’abisso

di Gianluca Virgilio

Un’immagine, per iniziare: un cumulo di banchi dismessi nel cortile di un edificio scolastico, coi piedi in su e il piano da lavoro in giù.

 Ho inciso non pochi banchi nella mia vita di studente, sempre attento a nascondermi dietro il compagno davanti, come vedevo fare ai miei compagni di classe, tutti muniti di coltellino o altro utensile utile all’intaglio: parole d’amore, bestemmie, i nostri nomi immortali, figure più o meno oscene che la nostra moralità ci suggeriva, chissà cosa incidevamo! Non era ancora il tempo dei pennarelli ad inchiostro indelebile. Il banco era il nostro personale territorio e noi ne eravamo molto gelosi. Quando capitava di doverlo dividere con un compagno, allora, fin dall’inizio della scuola, bisognava far patti chiari, misurarlo e dividerlo in parti uguali, segnando per lungo la linea di confine oltre la quale era proibito portarsi. I confini sono fatti per separare, è vero, ma anche per sconfinare. Non era raro vedere, durante la lezione, due compagni seduti allo stesso banco darsi di gomito e, sottovoce, prendersi a male parole, cercando sempre di stare nascosti, per evitare d’essere interrogati dal professore: interrogazione come sinonimo di ritorsione. Contendersi la linea di confine, proprio come fanno gli stati che vorrebbero una porzione di territorio in più, questo era l’oggetto del borbottio. E come gli stati muovono in avanti i carri armati e subito dopo le truppe di occupazione, così c’era sempre qualcuno che faceva avanzare oltreconfine una matita, una gomma per cancellare, un temperamatite, e poi un gomito o un intero avambraccio, esponendosi alle inevitabili azioni di contrattacco. Si rischiava d’essere interrogati, ma non si desisteva dall’azione invadente e dalla strenua difesa. Oh grande audacia degli studenti antichi!

Pubblicato in Banchi, a cura di Michele Ruele, Scolastica, Zibaldoni e altre meraviglie, a cura di Enrico De Vivo | Contrassegnato | Lascia un commento

La solitudine dell’uomo senza letteratura

di Antonio Errico

Dice di essere una contastorie, di credere nel potere delle storie, nella magia delle parole, perché le parole creano connessioni, ci rendono più consapevoli, più umani, più compassionevoli. Dice che i libri possono guidarci, ispirarci, svegliarci; a volte anche salvarci. La letteratura ci aiuta a rimetterci in contatto con gli altri esseri umani in modo molto più profondo, attiva la nostra immaginazione, il pensiero, le emozioni, le riunisce.

Così dice la scrittrice turca  Elif Shafak, in un suo articolo sulla “Stampa” di qualche giorno fa.

Accade a volte, che si dia per acquisita, per indiscutibile, la rilevanza che la letteratura assume nella dimensione esistenziale di ciascuno e in quella di una civiltà. Accade anche, a volte, che si dia per acquisito esattamente il contrario, che si consideri la letteratura  del tutto irrilevante nei processi di sviluppo e di progresso sociale e personale.

Forse, sia l’una che l’altra considerazione provengono da una stratificazione  concettuale che non si lascia penetrare da sospetti di errore. Chi crede che la letteratura serva a molto, a moltissimo, che sia ad ogni livello essenziale, non è disposto a cambiare idea neanche davanti a prove ipoteticamente inconfutabili che ne dimostrano l’inutilità; la stessa cosa accade a chi ritiene che la letteratura non possa servire a niente, a nessuno, per nessuna ragione: non c’è argomento che possa  convincerlo che invece in qualche caso e a qualcosa può servire. 

Non c’è alcun dubbio che uomini senza un rapporto con la letteratura siano vissuti, vivano e vivranno tranquillamente, e forse anche più tranquillamente di quegli altri che con la letteratura hanno avuto, hanno ed avranno un rapporto sistematico, che per alcuni aspetti ne conforma la personalità.

Pubblicato in Letteratura, Prosa | Contrassegnato | Lascia un commento

Di mestiere faccio il linguista 18. Calligrafia

di Rosario Coluccia

Carlo Di Clemente, archeologo e scrittore, e Stefano Molini, blogger e attivista per i diritti umani, lanciano una petizione da recapitare alla ministra Azzolina, che tocca un argomento a prima vista marginale: «Promuoviamo la bellezza della scrittura a mano», s’intitola la petizione. Leggiamone alcuni passaggi. I promotori partono da una considerazione pratica, quella della configurazione dei nuovi banchi monoposto di cui tutte le scuole si stanno progressivamente dotando. I nuovi banchi sono di dimensioni ridotte per occupare meno spazio e anche per favorire l’utilizzo di pc e tablet. Qui può annidarsi un rischio, osservano i promotori della petizione. «Pur ritenendo che il processo di digitalizzazione della Scuola italiana, e più in generale del Paese, sia indispensabile, siamo assolutamente convinti che la scrittura a mano dei nostri studenti debba essere, nella sua straordinaria bellezza, stimolata il più possibile.È scientificamente provato, infatti, che la scrittura a mano, soprattutto in corsivo, produca enormi benefici per lo sviluppo cognitivo nell’età dell’infanzia perché accende nel bambino aree del cervello deputate al pensiero, al linguaggio, alla manualità e alla memoria». Per concludere: «Chiediamo per questo al Ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e agli insegnanti di ogni ordine e grado della Scuola pubblica e privata italiana il massimo impegno affinché l’utilizzo della scrittura a mano sia promosso, favorito ed incoraggiato».

Pubblicato in Di mestiere faccio il linguista (quarta serie) di Rosario Coluccia, Linguistica | Contrassegnato | Lascia un commento

Il Vecchio e l’Ombra. Quarto dialoghetto

di Giovanni Bernardini

“Stasera” disse l’Ombra “te ne stai raggomitolato nella poltrona, rattrappito quasi, che costringi pure me in una posizione così scomoda. Non sarebbe il caso di stendersi un po’, di rilassarsi? Tanto in codesto atteggiamento non riuscirai certo a metter rimedio ai guai”.

“Lo so benissimo purtroppo. Ma che vuoi farci? Mi rannicchio nel groviglio dei miei pensieri, delle mie angosce”.

“Via, raddrizza un pochino la schiena, allunga le gambe. Ti sentirai meglio e farai star meglio anche me”.

“Va bene, ti accontento. Solo che, come ombra, pretendi troppo”.

“Non pretendo, cerco di aiutarti. In fondo siamo legati indissolubilmente. E ciò che ti suggerisco non proviene da egoismo, comporta vantaggio per tutt’e due”.

“Cosa vai cianciando? Quale vantaggio? Solo per te, che magari stai più comoda. Tu non hai un cervello e un cuore”.

“Che vuoi dire?”
“Voglio dire che il mio cervello e il mio cuore, anche cambiando posizione, continuano a soffrire”.

“Qual è oggi il motivo di tanta sofferenza?”

“Non dire ‘oggi’, questo lo sai, che da lungo tempo ho molti motivi, non uno solo. Certo, a volte uno prevale sugli altri”.

“Allora non ho sbagliato del tutto. Qual è dunque il motivo prevalente al momento?”
“E’ lo scrupolo, il rimorso verso mia moglie”.

“Per averla tradita più d’una volta?”

Pubblicato in I mille e un racconto | Contrassegnato | Lascia un commento

Tra realtà storica e finzione letteraria. Studi su Sigismondo Castromediano

Pubblicato in Libri ricevuti | Lascia un commento

Bestiaire de Sirgole

di Gianluca Virgilio

Le terrain de Sirgole fut bonifié aussitôt après la seconde guerre mondiale. Une équipe de carriers en a extrait des plaques entières de calcaire, en échange de quoi les trainièri ont apporté de nombreux chargements de terre fertile. Sur le terrain autrefois imperméable, donc paludéen à cause du calcaire, on trouve encore ça et là quelques pierres résiduelles. J’en ai moi-même retrouvé. Je les ai mises dans l’eau pour les nettoyer de la terre qui s’y était fixée, et je les ai observées attentivement : le calcaire, naturellement, est plein d’incrustations, grandes et petites, coques de mollusques marins, coquilles et autres sédiments et concrétions. Cela prouve qu’autrefois la mer était là. En fermant les yeux, j’entends le vent passer entre les feuilles des arbres ; comme s’il s’emparait d’un paysage marin, son souffle formant la vague qui s’élève de la surface d’écume et retombe sur elle-même. Mais ce n’est qu’une hallucination auditive, car depuis des millions d’années il n’y a plus la mer, des deux côtés de la péninsule elle a reculé d’une vingtaine de kilomètres. Il suffit de rouvrir les yeux et l’illusion s’évanouit. Je regarde autour de moi, et voilà qu’une faune terrestre remplace la faune marine, une faune résiduelle, à demi-cachée sous terre ou entre les arbres, entre les buissons, les ronces et les roseaux du canal, sûrement attentive à échapper au règne de l’homme ou tout au plus à vivre à sa marge. En voici un inventaire partiel.

La chouette. Ce soir elle s’est posée sur la plus haute branche du mûrier. Sa silhouette, convenable et immobile, se détache sur un ciel des plus lumineux, reste d’un coucher de soleil printanier. Elle est intriguée par la lampe que j’ai allumée dans la pièce et qui projette un rayon de lumière sur le mûrier.

Pubblicato in Traduzioni | Contrassegnato | Lascia un commento

Saggi di critica della politica economica – Anno 2016

di Guglielmo Forges Davanzati

Ecco perché il sistema bancario produce rischio

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 3 gennaio 2016]

Il problema della tenuta del sistema bancario italiano non è il conflitto di interessi del Ministro Boschi, e tanto meno la presunta scarsa alfabetizzazione finanziaria dei risparmiatori italiani. Il problema è di carattere strutturale ed è a partire da questa constatazione che si dovrebbe procedere a un tentativo di risoluzione.

Per provare a capirne le cause profonde, occorre preliminarmente considerare che l’economia italiana (e non solo) ha sperimentato, nel corso degli ultimi decenni, un notevole e costante aumento delle diseguaglianze distributive. Il che ha a che vedere con il pessimo funzionamento del nostro sistema bancario per una sequenza di effetti che, muovendo da quel presupposto, le pone nelle condizioni di restringere l’offerta di credito alle imprese e di provare a fare profitti attraverso misure sempre più di carattere speculativo. Una sequenza di eventi che può essere così ordinata.

La crescita delle diseguaglianze si associa alla riduzione della quota dei salari sul Pil e, dunque, anche a ragione della maggiore propensione al consumo dei percettori di redditi bassi, a una contrazione dei consumi. La contrazione dei consumi, a sua volta, riduce i ricavi monetari delle imprese e le rende sempre meno solvibili. La reazione è del tutto razionale: a fronte dell’aumento delle insolvenze, le banche trovano sempre più conveniente ridurre l’offerta di credito, e la riduzione dell’offerta di credito comprime gli investimenti, il tasso di crescita della produttività del lavoro e il Pil. Si attiva, in tal modo, un circolo vizioso di caduta della domanda, aumento delle insolvenze, contrazione del credito, riduzione degli investimenti e del tasso di crescita. Contestualmente, aumentano le sofferenze bancarie e, per farvi fronte, le banche trovano conveniente provare a far profitti attraverso la vendita alla clientela di prodotti finanziari a tal punto ‘sofisticati’ da renderne l’effettiva convenienza ad acquistarli una questione risolvibile da soli specialisti. Si tratta di prodotti ad alto rischio, rischio spesso occultato. Dal punto di vista dei risparmiatori, può risultare conveniente indebitarsi in queste condizioni, soprattutto a ragione della continua riduzione dei redditi reali. E’ palese che, soprattutto in questi casi, le asimmetrie informative non sono risolvibili e che, per conseguenza e contro l’opinione dominante, non è ai risparmiatori poco ‘alfabetizzati’ che va data la responsabilità. D’altra parte non si capirebbe chi e per quale ragione dovrebbe assumersi il compito di rendere i risparmiatori italiani maggiormente informati sui prodotti finanziari che acquistano.

Pubblicato in Economia, Saggi di critica della politica economica di Guglielmo Forges Davanzati | Contrassegnato | Lascia un commento

Sopra il Salmo 103

di Antonio Prete

Per tenda hai il cielo, tuo tappeto è il vento.

Vai su un carro di nuvole e le fiamme

sono la tua voce.

.

Sta la terra negli spazi stellari

gelata di stupore, la lambiscono

gli oceani, la sferzano.

.

S’abbeverano di sera l’onagro

e il cervo al fiume addormentato a valle,

vegliato dai monti.

.

Se di pioggia la terra è sazia, folta

è l’erba, saldo l’ulivo, e la vigna

allieta i pensieri.

.

Nella foresta danzano i camosci,

si rifugiano in alto le marmotte,

nelle fredde pietre.

.

Il sole ha per sua compagna la luna

nel governo delle stagioni, e il giorno

sconfigge la notte.

.

Osserva quel che letizia nasconde.

.

Il rigoglio delle piante

è un oltraggio per chi ha fame,

il balzo del cervo un volo

verso la ferita.

.

 Muta  è la terra, trafitta

dalla tua apparenza.

Pubblicato in Menhir di Antonio Prete, Poesia | Contrassegnato | Lascia un commento

La letteratura per comprendere la profondità del Novecento

di Antonio Errico

Nelle prime righe del prologo delle “Storie di Giacobbe”, Thomas Mann fa esplodere, come una mina, questa affermazione e questa domanda: “Profondo è il pozzo del passato. Non dovremmo dirlo insondabile?”.

Forse non tutto il passato ha la stessa profondità. Forse il passato può essere più o meno profondo, e la profondità è determinata dai fatti, dalle circostanze, da quello che si è riusciti a comprendere di quei fatti e di quelle circostanze, da quello che resta incompreso, indecifrato.

Forse il Novecento è un passato dalla profondità abissale. Forse perché è ancora troppo poco passato. Forse perché non è ancora finito. Costituisce ancora il riferimento essenziale per molte conoscenze, per molte esperienze. In questo tempo di secolo nuovo, di nuovo millennio, il Novecento si ripresenta, a volte in modo leggero, a volte in modo invadente, nella nostra esistenza, ogni giorno. Perché veniamo tutti da lì, da quegli anni di storie intrecciate, talvolta complicate. Vengono da lì anche quelle creature che adesso hanno vent’anni, che una parvenza di Novecento la incontrano sui libri di storia. Vengono dalla sua scienza, dalla sua tecnica, dalla sua letteratura, dalle passioni, dalle contraddizioni, dai grovigli, dalle sue ambiguità, dai suoi chiaroscuri. Anche quelli che adesso hanno vent’anni vengono dalle bellezze e dalle tragedie del Novecento, dalle lacerazioni, dalle ansie, dalle tensioni, dagli entusiasmi, dalle disperazioni che lo hanno attraversato, da tutto quello che ha promesso e   che ha mantenuto, da quello che ha promesso e che ha disatteso, dal progresso di cui ci ha fatto dono e dalle esasperazioni di quel progresso che alle volte ci turbano. Veniamo tutti da lì e ci portiamo dietro, dentro, i significati giganteschi che abbiamo acquisito e la tristezza per tutto quello che non siamo ancora riusciti a capire.  

Pubblicato in Letteratura, Prosa | Contrassegnato | Lascia un commento