Une nouvelle guerre mondiale. La pandémie

di Gianluca Virgilio

La Chine semble avoir gagné la guerre contre le Covid 19. Mais qui a vaincu le virus, en réalité ? Un pouvoir absolu, un pouvoir démesuré et inflexible. Nous avons vu à la télévision le déploiement d’une organisation sans égale, capable de bloquer des mégalopoles de dizaines de millions d’habitants. Des femmes réprimandées par  hauts-parleurs depuis des drones, des jeunes malmenés pour ne pas avoir respecté la quarantaine, le nettoyage méticuleux de tous les lieux publics, les rues désertes, etc. bref un contrôle d’État omniprésent et particulièrement efficace.

Voilà ce que paraissent nous dire les Chinois : vous les Occidentaux vous feriez bien de retenir la leçon. Seul un pouvoir absolu comme le nôtre peut venir à bout d’un virus. C’est à cela que vos concitoyens doivent se résigner, si vous voulez gagner cette guerre.

Une vaste expérimentation socio-politique est en cours dans le monde entier. En ces temps de mondialisation, l’humanité fait la répétition générale d’une domination plus prégnante de l’homme par l’homme. Le sens de cette expérimentation globale est en fait celui-ci : si une pandémie peut servir à renforcer le pouvoir et à en faire un pouvoir absolu, pourquoi, au lieu d’entreprendre une guerre meurtrière comme cela s’est toujours fait dans le passé, ne saisirait-on pas l’occasion offerte par ce virus incurable ? En fait les horreurs de la guerre sont insupportables à tous et rendent insupportable le pouvoir qui en est la cause, alors qu’un pouvoir immense et absolu qui nous protège d’un virus mortel et nous fait vivre en sécurité, quand ce serait au prix de notre liberté, est un pouvoir bien accepté. Qui assure notre salut est pour nous un dieu, un sauveur !

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L’anatomia dei poteri nel salotto Lecce

di Guglielmo Forges Davanzati

Il salotto invisibile. Chi ha il potere a Lecce? è un libro che merita di essere letto con attenzione. Curato da tre sociologi dell’Università del Salento, Valentina Cremonesini, Stefano Cristante e Mariano Longo, ha il pregio di fornire una imponente mole di informazioni, all’interno di un quadro interpretativo molto ben definito nell’Introduzione, di massima utilità per capire quali dinamiche sociali prevalgono in una piccola città del Mezzogiorno. Il volume si inserisce all’interno di una ricerca di più ampio respiro (denominata Smallville), partita dal 2007, che ha dato luogo, fin qui, a due importanti pubblicazioni: la prima, sulle campagne elettorali in città e la seconda sui rapporti fra la città e la sua Università. Si tratta, peraltro, di ricerche che si collocano nell’ambito di un indirizzo ormai consolidato nelle scienze sociali, a partire da pionieristici contributi dei coniugi Lynd negli anni trenta del Novecento, che fa riferimento all’analisi delle dinamiche di potere all’interno di piccoli centri urbani.

Lecce è una città che ha sperimentato, nel corso dell’ultimo decennio, una crescita della propria visibilità probabilmente senza precedenti nella storia dei piccoli centri urbani italiani. Lecce è ora nota, su scala nazionale e internazionale, come “capitale del barocco”, con bellezze paesaggistiche e artistiche pressoché ineguagliabili. Un luogo nel quale è gradevole vivere, e che merita di essere visitato.

Questa è l’immagine che, con notevoli competenze di marketing turistico, la città e la sua provincia sono riusciti a guadagnarsi. E l’impennata di afflussi turistici degli ultimi anni sta a dimostrare che questa operazione ha funzionato. Ma, a fronte di questi successi, occorre chiedersi quali sono le dinamiche sociali interne alla città.

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Avanti (o) pop! 16. Disturbo?

di Paolo Vincenti

“Siamo isole nell’oceano della solitudine e arcipelaghi le città,

dove l’amore naufraga…”

                                                                                                                   (“Cigarettes  and coffe”  –  Scialpi)

“Tu non sei non sei più n grado neanche di dire se

quello che hai in testa l’hai pensato te

qui non sei non sei nessuno, qui non esisti più

se non appari mai mai mai mai in tv”

(“Non appari”  –  Vasco Rossi)

All’inizio era Cavallo Pazzo. Ve le ricordate le sue incursioni nelle trasmissioni televisive dove cercava di interrompere la diretta gridando inverosimili proclami prima di essere braccato dalla sicurezza e trascinato fuori? Mario Appignani fece del disturbatore tv una vera professione. Soprannominatosi “Cavallo Pazzo”,  in onore  del famoso capo indiano dei Sioux protagonista della battaglia di Little Big Horn, riusciva sempre ad eludere i servizi di controllo e fiondarsi sul palco di qualsiasi manifestazione, nello sbalordimento generale. Memorabile, la sua incursione al Festival di Sanremo 1992 in cui gridava: “questo festival è truccato!”. Scopro in rete che negli anni Settanta aveva fondato una banda, Gli Indiani Metropolitani, con cui avanzava delle proposte assurde come “Non più Potere Proletario ma Potere Dromedario”, oppure “Rendiamo più chiare le Botteghe Oscure: coloriamole di giallo”, trionfo del nonsense. Figlio della Roma degli anni di piombo, un’infanzia difficile, adottato da un brefotrofio, alcune condanne per piccoli reati, scrisse anche un’autobiografia, “Un ragazzo all’inferno”, con prefazione di Marco Pannella. Nella sua battaglia contro vere o presunte scorrettezze, imperversò per anni nelle varie trasmissioni come Festivalbar, Azzurro e il Tg1. Mario Appignagni si è spento per un cancro nel 1996. Ad affossarlo definitivamente, ci pensò proprio Pippo Baudo dichiarando: “il suo scopo era di parlare alla gente, anche se non aveva nulla da dire”. Amen!  

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Raccolti

di Franco Melissano

Vi rivedo sul filo mai sopito

della mente migrare a fiotti a fiotti

come rondini fuori di stagione,

le scarse carabattole assiepate

su grosse nere macchine stracolme

di braccia di sudore e di speranze.

.

Via dalla pietraia

avara e sitibonda

verso un raccolto forse meno magro,

a tirar su le verdi grandi foglie

del tabacco odoroso.

E il borgo era più triste.

Ma presto tornavate ai vecchi nidi

come rondini fuori di stagione.

.

Poi si sciamò in terre più lontane

dove spirava fùmido

un vento di memorie.

E si cercò un pane

nelle viscere nere della terra:

non so dire se fu un buon raccolto,

ma qualcuno non fece più ritorno.

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Effetti economici della pandemia

di Guglielmo Forges Davanzati

In una memoria presentata lo scorso 10 marzo, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha formulato la previsione di un calo del prodotto interno lordo, a seguito della diffusione del CODV-19, di rilevante entità per i prossimi mesi. In particolare, e in via del tutto prudenziale, si prevede una caduta dell’attività economica per tutto il 2020 nell’ordine dello 0.9%.

Si stima anche che il rallentamento del commercio internazionale, per effetto della pandemia in corso, potrebbe tradursi per l’Italia in una caduta pari al 5% del Pil su base annua.

Disaggregando il dato, si fa osservare che alcuni settori sono colpiti in modo particolare: il settore manifatturiero e quello dell’auto in primis. In questi settori – viene stimato – potrebbe esserci un crollo delle attività tra il 25 e il 50%. Il turismo, la ristorazione e l’intrattenimento potrebbero subire una caduta del 6% circa e una perdita di oltre 250mila posti di lavoro.

Il Codiv-19 costituisce uno shock sia dal lato dell’offerta sia dal lato della domanda. Dal lato dell’offerta, in quanto blocca temporaneamente la produzione o comunque la rallenta; dal lato della domanda, dal momento che incide con segno negativo sull’andamento dei consumi e degli investimenti privati.

Nel caso italiano, lo shock è amplificato, in considerazione delle condizioni di partenza (ovvero dello scenario macroeconomico pre-epidemia): nell’ultimo trimestre del 2019 il Pil era calato dello 0,3% e le previsioni per il 2020 erano di un timido +0,2%.  Confindustria stima che in Veneto, il 25% delle imprese (soprattutto medio-piccole e nel settore del tessile) ha dovuto sospendere la produzione e Unioncamere rileva che in Italia il 28% ha subito conseguenze per il rallentamento della domanda.

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Il DanteDì dell’Accademia della Crusca

di Marco Biffi

Cari tutti,  vi ringrazio molto dei video che avete realizzato per la nostra iniziativa. 
Da questa notte i video sono consultabili nell’apposita playlist nel canale ufficiale YouTube dell’Accademia (raggiungibile cliccando questo collegamento:  https://www.youtube.com/playlist?list=PLDxLIgSs54Xxhm5HGVFah0LV5aaO87Rxf). L’album – che possiamo a buon diritto chiamare così per l’uniformità ottenuta grazie alla vostra attenzione alle linee guida – è consultabile anche dalla pagina d’entrata del sito web dell’Accademia ( www.accademiadellacrusca.it). Si apre con un’introduzione del Presidente Claudio Marazzini seguita da una breve lettura dell’inizio dell’ Inferno di Monica Guerritore; e si chiude con Virginio Gazzolo che, dopo aver ricordato l’inizio del viaggio, ci conduce  a “riveder le stelle”. Gli stessi versi che tra poco, alle 18 ora italiana, molti italiani reciteranno affacciandosi ai balconi ( https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/25-marzo-2020-appuntamento-al-balcone-per-il-primo-danted/7911). Ci scuserete se abbiamo forzato tutti i video in verticale, ma era necessario perché l’interazione fosse massima con i cellulari, vale a dire lo strumento con cui – ce lo dicono le statistiche di accesso – maggiormente vengono consultati i nostri contenuti di questo tipo.
La playlist principale è stata anche affiancata da una specifica raccolta che riunisce due contributi video che Monica Guerritore ha gentilmente messo a disposizione per questa occasione ( https://www.youtube.com/playlist?list=PLDxLIgSs54XwtrGVdlx3piSHROzHZidWB).
Devo ringraziare a nome di tutti Stefania Iannizzotto (che ha montato e gestito le raccolte su YouTube) e Barbara Fanini (che ha adattato i video). Senza di loro niente di quanto vedete sarebbe stato possibile.
Tutte le altre pagine del nostro sito possono farvi compagnia in questi giorni: in particolare le pagine dedicate al Dantedì (in questa sono riassunte tutte le iniziative e sono presenti i vari collegamenti: https://accademiadellacrusca.it/it/contenuti/25-marzo-2020-il-primo-danted/7906) e quelle di #LaCruscaAcasa, che riflettono il contributo dell’Accademia alla campagna di contenimento del CoViD-19 in questi giorni difficili per il nostro paese e per il mondo intero.
Grazie. Un abbraccio; et valete .

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Di mestiere faccio il linguista 2. I racconti dei tempi bui

di  Rosario Coluccia

Viviamo tempi bui che non dureranno poco (non giorni né settimane, purtroppo). In queste condizioni, può apparire futile parlare di argomenti che non siano legati all’attualità giornaliera del coronavirus, a quello che ogni giorno ascoltiamo, vediamo e leggiamo attraverso i media, alle conseguenze che la pandemia genera nei nostri pensieri e nei nostri comportamenti, alle molte domande senza risposta che affollano la nostra mente. Ma no, forse possiamo non rassegnarci alla fatalità della contingenza. Forse possiamo reagire alle difficoltà attuali non isolandoci nella paura senza freni di chi non vuole vedere o sapere (credendo ingenuamente che questo comportamento possa costituire una sufficiente difesa dal rischio) o agendo nel modo irrazionale di chi nega la virulenza del contagio e va in giro senza necessità, incurante degli altri e accampando le motivazioni più strane. In un articolo precedente ho definito questi ultimi criminali irresponsabili, chi agisce così mette a repentaglio la salute altrui, in tanti mi hanno scritto condividendo. Forse invece possiamo (/dobbiamo?) reagire all’incubo che stiamo attraversando, facendo ricorso agli esempi che vengono dalla nostra storia e dai grandi del passato, cercando spunti di riflessione nelle opere che narrano le angosce che altri prima di noi hanno fronteggiato, vivendo in periodi difficili come quello che ora viviamo noi.

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La speranza nelle nuove generazioni

di Antonio Errico

Si chiama Jim Lovell. La notte del 13 aprile del 1970, a bordo dell’Apollo 13, dal mondo della Luna disse così: Houston, abbiamo avuto un problema. Era esploso un serbatoio di ossigeno danneggiandone un altro.

Quella notte Jim Lovell aveva quarantadue anni. Adesso ne ha novantadue. Alla fine di un’intervista concessa a Emilio Cozzi per il “Corriere della sera”, ricorda di quando dall’Apollo 8 vide la Terra per la prima volta. Un pianeta piccolissimo, che spariva dietro a un dito appoggiato al finestrino. Tutto quello che conosceva era dietro il suo dito, dice. Milioni di persone, montagne, foreste. Tutto dietro il suo dito. 

Dice che è stato in quel momento che si è reso conto di  quanto il genere umano sia fortunato a vivere su un pianeta come la Terra, che ci dà aria, acqua e tutto quello di cui abbiamo bisogno per sopravvivere. 

Nessuno sa se negli sconfinati universi esista un luogo come la Terra e creature fortunate di vivere in quel luogo. Nessuno è riuscito a saperlo fino ad ora.

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Una nuova guerra mondiale: la pandemia

di Gianluca Virgilio

Pare che la Cina abbia vinto la sua guerra contro il Covid 19. In realtà, chi ha vinto questo virus? Un potere assoluto, un potere smisurato e incontrastabile. Abbiamo visto in TV un apparato organizzativo senza eguali, in grado di bloccare megalopoli di decine di milioni di abitanti. Donne rimproverate dagli altoparlanti dei droni, giovani malmenati perché irrispettosi della quarantena, pulizie meticolose di tutti i luoghi pubblici, strade deserte, ecc.; insomma, un controllo statale ineludibile ed efficacissimo.

 I cinesi sembrano dirci: voi occidentali, fareste bene a imparare la lezione. Solo un potere assoluto come il nostro può avere la meglio su di un virus. Se volete vincere la guerra è bene che i vostri cittadini vi si rassegnino.

Nel mondo intero è in atto un grande esperimento socio-politico. Nel tempo della globalizzazione, l’umanità fa la prova generale di un più pervasivo dominio dell’uomo sull’uomo. Il senso di questo esperimento globale è infatti il seguente: se per rafforzare e rendere assoluto il potere può essere utile una pandemia, perché non cogliere l’occasione offerta dal virus incurabile piuttosto che, come si è sempre fatto in passato, intraprendere una guerra sanguinosa? Infatti, gli orrori della guerra sono invisi a tutti e rendono inviso il potere di chi li provoca, mentre un potere immenso e assoluto che ci difenda da un virus letale, che ci faccia vivere in sicurezza, sia pure al prezzo della libertà, è un potere ben accetto. Chi ci salva per noi è un dio, un salvatore (σωτήρ (sōtr)!

Non c’è nessun complotto in tutto questo, nessuna volontà criminale che mette in atto un piano ai danni degli altri uomini. Siamo in presenza di una normale evoluzione della natura umana, che va sperimentando un potere assoluto, assecondando il corso degli eventi biologici che la coinvolgono.

Tutto il mondo, dunque, è coinvolto nella guerra contro il virus. E che si tratti di una guerra, non c’è bisogno di dimostrarlo, perché i governanti di tutti i Paesi usano precisamente questa parola per designare l’attuale stato d’eccezione.

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DanteDì al MAR di Castro (Lecce)

di Francesco D’Andria

Il 25 marzo si celebra, per prima volta nella storia d’Italia, su proposta dell’Accademia della Crusca, il DanteDì, la giornata dedicata al Sommo Poeta ed alla nostra bellissima lingua italiana.

Anche il MAR di Castro aveva in programma una iniziativa, da realizzare insieme agli allievi dell’IPSEO, l’Istituto Alberghiero “Aldo Moro” di Santa Cesarea Terme e del Liceo Classico Palmieri di Lecce, d’intesa con la Società Dante Alighieri, comitato salentino. Castro infatti è l’unico centro del Salento legato alla Commedia di Dante, attraverso la figura di Enea, l’eroe che sarebbe sbarcato ai piedi del santuario di Atena, che gli scavi recenti hanno portato alla luce proprio a Castro. Si stava programmando la visita agli scavi ed al Museo Archeologico e la lettura dei brani della Commedia che si riferiscono ad Enea, come i versi del Canto I dell’Inferno in cui Virgilio si presenta al Poeta evocando la figura dell’eroe troiano protagonista della sua opera maggiore, l’Eneide:  

Inferno, Canto I, 67-75

Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patrïa ambedui.

Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto ‘l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.

Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d’Anchise che venne di Troia,
poi che ‘l superbo Ilïón fu combusto.

Purtroppo la sciagura del Covid-19 abbattutasi sull’ Italia e sul mondo intero ha impedito questa iniziativa. Non ci resta che accettare l’invito del prof. Francesco Sabatini, Presidente onorario dell’Accademia della Crusca, di ritrovarci il 25 marzo, alle 18, per recitare tutti insieme i versi iniziali e finali dell’Inferno che descrivono bene l’angoscia della “selva oscura” in cui ci troviamo, certi però di tornare “a riveder le stelle”

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