Convegno di studi Antonio Antonaci. Galatina, 27 settembre 2021

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Poesia d’amore in quartine

di Antonio Prete


Edward Burne-Jones, Sponsa de Libano, 1891, Gouache and tempera on paper, 332.5 cm × 155.5 cm., Walker Art Gallery, Liverpool.

Eri quel punto quasi inapparente,

tra le voci spiumate della riva

e la luna che solcava paziente

il cielo, col mio cuore nella stiva.

.

Ma in quel punto le tue gambe, i tuoi seni,

la gloria del tuo passo: spina e fuoco

ai miei pensieri. Se nel libro veni,

leggevo, sponsa de Libano, il roco

.

recitar della mente la ferita

apriva, dolce fingendo oltre il porto

l’irta navigazione della vita.

Ma qui solo il tuo nome ora mi porto.

.

Le sillabe, sottratte foglie al senso,

volteggiano lontane dal tuo viso.

E tra le nuvole ha nascosto il denso

rombo del tempo il lampo del tuo riso.

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Convegno su Dante a Lecce, 30 settembre – 3 ottobre 2021


Dal 30 settembre al 3 ottobre 2021, nella sala conferenze del Rettorato, è in programma il convegno internazionale di studi “La mente di Dante. Visioni, percezioni, rappresentazioni”. Secondo appuntamento delle celebrazioni organizzate dall’Università del Salento in occasione del VII centenario della morte di Dante. Il convegno si terrà grazie al contributo del Consiglio Regionale della Regione Puglia.
Per leggere il programma, clicca qui.
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Manco p’a capa 70. Per la transizione ecologica ci vogliono gli ecologi

di Ferdinando Boero

Mi rendo conto di essere un disco rotto, che ripete sempre la stessa musica. Ho scritto mille volte che nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in cui la maggior parte delle risorse va alla transizione ecologica, mancano seri riferimenti a biodiversità ed ecosistemi, come invece chiedono le linee guida europee. Ho scritto che il Decreto semplificazioni concede risorse per assumere altri burocrati ma non per assumere esperti di valutazione di impatto ambientale (https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/24/transizione-green-e-se-per-il-decreto-semplificazioni-lostacolo-fosse-lecologia/6237661/). Il disco rotto, però, mi pare quello governativo. Oggi vedo uno spot in TV. Si cercano 500 laureati per la realizzazione del PNRR. Oh finalmente. Vedo i profili richiesti e mi dico: ma ci deve essere un errore! Così cerco in rete e trovo il comunicato: http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/ministro/13-09-2021/pa-e-professionisti-500-nuove-assunzioni-l%E2%80%99attuazione-del-pnrr dove sono elencati i profili. Eccoli: Le assunzioni sono così suddivise: 198 unità per il profilo economico; 125 unità per il profilo giuridico; 73 unità per il profilo statistico-matematico; 104 unità per il profilo informatico, ingegneristico, ingegneristico gestionale. Queste sono le professionalità necessarie per attuare la transizione ecologica? Concordo che siano necessarie, ma certamente non sono sufficienti. Dove sono gli esperti di ambiente? La transizione ecologica dovrebbe richiedere anche laureati in scienze ambientali, scienze naturali, scienze biologiche, scienze agrarie e forestali. E le competenze dovrebbero derivare da specifici indirizzi sviluppati in lauree magistrali e dottorati. Bastano economisti, giuristi, statistici e  ingegneri per attuare la transizione ecologica? Ho scritto anche su questo https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/02/15/per-la-transizione-ecologica-ora-si-recluti-un-esercito-di-competenti/6101848/. Se il ministero della transizione ecologica è stato affidato a un fisico con forte tendenza verso le tecnologie e scarse competenze in ecologia e se mancano esperti di ambiente nell’intera compagine governativa, è chiaro che non si senta la necessità di reclutare profili professionali che esulino dalle proprie competenze.

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L’emozione essenza dell’opera d’arte

di Antonio Errico

Accade, a volte, che all’improvviso e forse anche  inaspettatamente, si incontrino da qualche parte significati, o sintesi essenziali di significati, di cui da tempo si era alla ricerca.  Per esempio: in un’intervista ad Antonio Gnoli su “Robinson” di “Repubblica”, Antonio Rezza – regista, attore, scrittore- propone una sintesi del senso dell’arte e  dice così: “In fondo, l’arte che mi piace è quella che non capisco. Va dove non ti porta il senso. Vedo un film di David Lynch e non lo capisco. E questo mi seduce. Smarrirsi è anche una forma di comprensione. Forse Dante non avrebbe scritto la Divina Commedia se non si fosse smarrito”. 

Ecco, allora, che in questa affermazione si ritrova la prevalenza del piacere dell’arte che non necessariamente deve combinarsi con la ragione. In principio e anche dopo il principio tutto può essere determinato dall’emozione. Il senso, forse, non è necessario. E’ necessaria invece l’attrazione, il richiamo irresistibile, la seduzione provocata dall’incompreso, da quello che è o può sembrare misterioso, sfuggente, indecifrabile. Può accadere, e accade anche spesso,  che uno si ritrovi davanti a un verso di cui avverte l’armonia ma non riesce a stringere il senso.

Può accadere, e accade anche spesso, che uno si ritrovi davanti ad una tela, ad un affresco, di cui non conosce l’origine né la storia, eppure resta lì, con tutto il suo stupore, a contemplare quelle figure dal significato oscuro, coinvolto dalle loro forme o dall’abbaglio dei colori. 

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Saturae V

Poesie di Paolo Vincenti commentate da Gianluca Virgilio

Cleptomane

Che tu negli alberghi sia abituato a rubare

pantofole, asciugamani e beauty set

è cosa che in passato mi ha fatto sbellicare,

ma che ora, come niente fosse, tu abbia involato

da casa mia un bellissimo vaso thailandese,

che mi stava a cuore, come chi me lo ha regalato,

è un affronto che proprio non riesco a sopportare.

Sdrumato d’un cleptomane, screanzato e cafone,

a furia di sferzate, le natiche ti dovrò scuoiare.

Umano, troppo umano!

Satirico ha invitato in casa un amico ed ora lamenta la scomparsa di “un bellissimo vaso thailandese”. L’amico è dunque un cleptomane, proprio come quell’Asinio Marrucino del carme 12 di Catullo. Solo che in questo trattasi di un fazzoletto (“Tollis lintea negligentiorum”), il che appare molto più verosimile. Come avrà fatto Margite a uscir di casa dell’ospite nascondendo il vaso thailandese? Intanto, il Satirico al suo antagonista ha aggiunto un difetto, sul quale ha modo di ricamare. Rimarchevole la segnalazione della debolezza di questo cleptomane, che negli alberghi è “abituato a rubare / pantofole, asciugamani e beauty set”. Umano, troppo umano, verrebbe da dire!

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Libri, inclusione e identità, Ruffano, 16 settembre 2021

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Manco p’a capa 69. La decrescita infelice

di Ferdinando Boero

La sostenibilità ecologica viene prima della sostenibilità economica e sociale: il capitale umano e il capitale economico non possono prosperare se distruggiamo il capitale naturale. Il nostro benessere dipende dalla natura, e dobbiamo adattare l’economia e la società alle sue regole: pensare che la natura si adatti a noi è un’aspettativa destinata a schiantarsi contro la realtà. Per gli economisti mainstream questa considerazione è una bestemmia: pensano che sia impossibile vivere bene smantellando gli attuali sistemi economici. Inutile spiegare che gli attuali sistemi economici stanno cedendo per le conseguenze ambientali che essi stessi determinano, e che il Green Deal e la transizione ecologica sono la presa d’atto che debbano essere cambiati. L’accusa è di volere la decrescita (in)felice. E si porta la recessione come esempio di decrescita. Come se le crisi che affliggono i nostri sistemi di produzione e consumo non fossero causate dalle regole imposte dai sistemi stessi, che propongono la crescita infinita del capitale economico senza tener conto dei costi economici della distruzione del capitale naturale che determinano. La decrescita del capitale naturale è la più infelice delle decrescite. Esistono due principali modelli che spiegano cosa limiti la crescita delle popolazioni e dei loro consumi. Il modello di Lotka-Volterra descrive le fluttuazioni di prede e predatori. Noi potremmo essere il predatore e la preda è il resto della natura. La popolazione di dimensioni ridotte di un predatore inizia ad attingere da una preda abbondante (il Giardino dell’Eden), e la disponibilità di risorse permette la sua crescita attraverso intensi processi riproduttivi (andate e moltiplicatevi). L’aumento della popolazione del predatore ha un impatto sulla preda che, a seguito del consumo crescente, inizia a diminuire. Quando il predatore raggiunge livelli numerici elevati, fa collassare la preda: il picco di abbondanza del predatore corrisponde al picco negativo della preda, che diventa sempre più rara. La diminuzione delle prede, dovuta al consumo troppo intenso, porta a una contrazione della popolazione del predatore, che andrà incontro ad un picco negativo. La diminuzione del predatore darà nuove possibilità di ripresa alla preda, che inizierà ad aumentare. I picchi di abbondanza e rarità di predatore e preda si inseguono, sfasati nel tempo. Oggi la nostra specie è il predatore di maggiore successo, e la preda (la natura) è in cattive condizioni. 

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Presentazione di Franco Melissano, In quest’adusta terra, Corigliano d’Otranto, 15 settembre 2021

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Il cerchio azzurro

di Antonio Prete

Un albero. S’avvalla, dietro, l’onda

delle crete,  smorendo nel suo giallo.

.

La sera, lenta, si stacca dal cielo.

.

Abitano lo stesso cerchio azzurro

la stella che deflagra negli spazi

 e la foglia che riluce cadendo.

.

Nell’aria il solco nero di un uccello :

geroglifico della sparizione.

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