Banchi 4. Un banco nell’abisso

Il banco individuale dei nostri tempi pandemici evita ogni conflitto, separa e distanzia i corpi con nettezza scientifica, almeno un metro da rima buccale a rima buccale, garantendo il distanziamento e la sicurezza, almeno così ci viene detto. Siamo proprio sicuri che lo studente rinuncerà senza resistere alle antiche pratiche scolastiche? Già vedo banchi e sedie a rotelle muoversi nell’aula scolastica trasformata in una pista per macchina da scontro; quando non c’è il professore, s’intende. Appena egli entra in aula, tutti zitti e in ordine, allineati e coperti dalla mascherina. Ognuno ora potrà nascondersi dietro la propria mascherina chirurgica. Tu, insegnante, dunque, dovrai indagare bene l’espressione degli occhi che, come sai, sono le specchio dell’anima, se vorrai capire qualcosa di chi ti sta davanti; e tu, studente, se l’intenzione del tuo prof ti interessa, dovrai fare altrettanto: a lui, infatti, ora sarà più facile nascondersi.

Tra tutti questi nascondimenti, certamente il rapporto pedagogico diventa più intrigante, come il vecchio gioco del nascondino.

Intanto, che studenti e professori mantengano le distanze! Un mio vecchio professore, per intimidirci, ripeteva: “Tra me e voi c’è un abisso”, e nessuno osava contraddirlo. Poi ho ritrovato questa cosa in Maurice Blanchot: l’abisso incolmabile del rapporto docente-studente, l’abisso della conoscenza, del desiderio, della ricerca, che unisce docente a studente e viceversa. Non aveva poi tutti i torti il mio vecchio professore, sebbene fosse un po’ gonfio!

L’abisso tra il prof e gli studenti dobbiamo immaginarcelo tutto punteggiato di atomi pandemici invisibili, che si chiamano Covid 19. Si entra in classe disciplinatamente, seguendo percorsi obbligati, ognuno siede al suo banco, mascherato, e ognuno sa d’essere in un luogo abissale, dove potenzialmente atomi patogeni si muovono nelle più diverse direzioni, a bordo delle goccioline, seguendo un clinamen che potrebbe portarli a lui, proprio a lui, così, casualmente, come voleva Democrito. L’abisso della conoscenza sarà un abisso popolato da atomi pandemici, la scuola un luogo malato. Rinnovare gli antichi giochi, probabilmente, avrà ora una funzione scaramantica. Mentre la didattica cova la sua malattia, bruciano i vecchi banchi in un grande falò settembrino. I nuovi banchi sono tutti consegnati, o lo saranno presto. Il primo giorno di scuola, gli insegnanti raccomandano agli studenti di farne buon uso.

[“Zibaldoni e altre meraviglie” del 13 ottobre 2020]

Questa voce è stata pubblicata in Banchi, a cura di Michele Ruele, Scolastica, Zibaldoni e altre meraviglie, a cura di Enrico De Vivo e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

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