Passeggiata scolastica

di Gianluca Virgilio

Alle 9:00 del mattino, gli insegnanti e gli studenti hanno raggiunto la scuola, i bancari sono dietro gli sportelli, gli impiegati comunali hanno timbrato il cartellino, gli operai sono nelle officine, tutti insomma hanno raggiunto il proprio posto di lavoro.

Anch’io sono al lavoro. Ho appena chiamato l’appello, ma oggi non si fa lezione, almeno non nel modo tradizionale. Da tempo io e i miei studenti abbiamo programmato una passeggiata nella strade della nostra città, alla scoperta del centro storico. Ma il tempo incerto ci ha fatto procrastinare l’uscita.  Ora finalmente è giunta la primavera e la giornata è bella, l’aria tersa grazie ad una tramontana che ha spazzato via le nubi e invita a uscire; e allora, dico ai ragazzi: “Riponete negli zaini le vostre cose, chiudeteli e… andiamo: oggi faremo lezione all’aperto!”.  I ragazzi esultano, si alzano in piedi, mettono via penne, libri e quaderni e sono subito pronti ad uscire col cellulare nella tasca posteriore.

Le strade sono semiderserte, c’è poco traffico, in giro si vedono solo pensionati che fanno la spesa o sonnecchiano sulle panchine della villa comunale, commessi alla guida dei furgoni che recapitano la merce presso gli esercizi commerciali e pochi vigili che fanno su e giù per le principali vie cittadine. C’è stato un momento, verso le otto, nel quale la città sembrava essersi improvvisamente svegliata, donne e uomini, bambini e adolescenti e giovani abbandonavano i loro tetti per andare a scuola, molte auto per strada, agli incroci, in fila ai semafori, pullman rumorosi, tutti con la solita fretta; poi, un’improvvisa risacca, gli edifici hanno inghiottito migliaia di persone, e alle nove c’è poca gente in giro: la città riprende il suo sonno mattutino, da cui si sveglierà all’uscita di scuola. E in quel sonno mattutino, ecco che trenta cinguettanti studenti col loro insegnante fanno la loro insolita apparizione. Non procediamo in fila per due come nel film Arrivederci ragazzi, ma neppure in ordine sparso: ognuno sceglie con chi accompagnarsi, io li precedo e spesso mi volto a sollecitarne il passo. La nostra scuola è ubicata in periferia e dunque ci dirigiamo a passo spedito verso il centro, camminando sul marciapiede. “La città è nostra”, dico ai ragazzi, “ma perché sia nostra bisogna orientarsi”. La lezione all’aperto comincia dunque con un esercizio di orientamento. Siamo fuori dalle vecchie mura e l’occasione è giusta per mostrare l’impianto urbanistico della città, le porte nord, sud, est e ovest, che fungono da ingresso nel borgo antico e da cui si dipartono, a raggiera, gli assi viari principali della città nuova. Un tempo da qui entravano, provenienti dal contado, contadini e mercanti, chierici e laici, viaggiatori e mendicanti.

Questa voce è stata pubblicata in Racconti di Gianluca Virgilio, Scolastica e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *