Effetti economici della pandemia

Gli effetti della pandemia non sono evidentemente uniformi né su scala regionale. Sebbene la pandemia sia attualmente concentrata soprattutto in Lombardia e nelle regioni del Nord, è verosimile – e ciò già sta accadendo – che per effetto dei trasferimenti verso il Sud, le regioni più povere del Paese si trovino nella condizione di dover gestire casi di coronavirus in un contesto nel quale le strutture sanitarie sono meno efficienti e più sottodimensionate rispetto a quelle delle aree più ricche del Paese.

Si prevede un picco dei contagi nel mese di marzo con graduale riduzione degli stessi a partire da aprile, assumendo che vengano pienamente rispettate le norme in vigore. Nel caso italiano, e ancor più nel Mezzogiorno, ciò che maggiormente preoccupa sono i fenomeni di irreversibilitàche seguono la diffusione di un’epidemia. Ci si riferisce, in particolare, all’interruzione di contratti a tempo determinato – somministrati soprattutto a giovani con elevato titolo di studio – che difficilmente verranno rinnovati nel caso di fallimenti aziendali. 

Si tratta del seguente effetto. Uno shock esogeno – il virus, in questo caso – comprime la domanda interna, sia per effetto dei minori consumi sia per effetto dei minori investimenti. Nel breve periodo, le imprese provvedono o a licenziare o ad avvalersi delle norme che incentivano il lavoro domestico. Nei casi di licenziamento, a meno di non assumere un incisivo piano di investimenti pubblici, è ragionevole attendersi che, in un arco temporale più ampio, non vi saranno nuove assunzioni. Il meccanismo potrebbe tendere ad autoalimentarsi: maggiore disoccupazione implica minori salari, dunque minori consumi e continua decrescita della domanda interna.

Il punto politico in discussione riguarda dunque le misure di contrasto a fenomeni di irreversibilità e dunque la possibilità di reperire risorse aggiuntive per ampliare lo spazio fiscale per far fronte all’aumento del tasso di disoccupazione.

Qui si rileva il conflitto interno alle istituzioni europee in merito alla possibilità di ‘aiutare’ singoli Stati, considerando l’esiguità del bilancio europeo. A riguardo, occorre considerare che la nuova Presidenza della Banca centrale europea non appare sufficientemente in grado di far fronte al problema: ci si riferisce alla discussa dichiarazione della signora Lagarde, Presidente della Banca centrale europea, per la quale non è compito di una Banca centrale controllare gli spread. Nonostante le massicce iniezioni di liquidità nei mercati finanziari, lo spread è salito nelle scorse settimane. Ciò a ragione del clima di incertezza creato dalla pandemia COVIN-19.

Assumendo che vi sia difficoltà ad arrivare a un coordinamento delle politiche fiscali nell’Eurozona, è possibile recuperare risorse, per esempio, da misure pro-tempore e di natura assistenzialistica per un intervento pubblico finalizzato in prima battuta alla sanità e alla ricerca scientifica in ambito medico. Ciò anche a ragione del progressivo invecchiamento della popolazione e a ragione del possibile riproporsi di pandemie.

[“Nuovo Quotidiano di Puglia” del 25 marzo 2020]

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