Cinquant’anni d’arte: intervista a Franco Cudazzo

di Gianluca Virgilio

Franco Cudazzo, Captivus (1989), terracotta.

Franco, volendo fare un tracciato della tua carriera artistica, mi sembra giusto iniziare dalle origini. Mi vuoi parlare della tua famiglia?

Provengo da una famiglia di umili origini, mio padre era un muratore, uno squadratore di pietra leccese, che poi, col passare degli anni, si è dedicato a fare cornici, capitelli ed altro. Mia madre era casalinga, come pure le mie due sorelle, dei fratelli maschi due erano falegnami e uno pittore di infissi, muri, ecc. Io stesso ho frequentato la bottega di falegname di mio zio, Antonio Sforza, che era un artigiano di infissi (ma anche di mobili), molto bravo, uno dei migliori della provincia di Lecce. Poi ho frequentato i laboratori di Antonio Stanca, nipote e allievo di mio zio, e i laboratorio di Rossetti, Nuzzo e Minafra.

Quale scuola hai frequentato?

Essendo nato nel 1938, ho iniziato la Scuola d’Arte a Galatina intorno al 1950. L’ho frequentata per cinque anni (sezione di Laboratorio del legno), poi per un anno a Lecce ho frequentato l’Istituto d’Arte (sezione di Pittura), infine mi sono diplomato a Galatina nel 1961 in Scultura, conseguendo il diploma di maestro d’arte.

Riassumendo, la tua formazione avviene in parte nelle botteghe artigiane di Galatina, in parte nella scuola?

Sì, in più frequentavo le case di alcuni miei insegnati, per esempio la casa e lo studio del professore Luigi Mariano, un pittore eccellente. Ci andavamo per posare – egli si serviva degli allievi per farli posare – e un po’ ci usava come garzoni. Per me era importante questa frequentazione perché imparavo molto. Di Mariano è rimasta una grande produzione – prima che morisse fece una bella mostra al Museo Castromediano di Lecce -. A Galatina non credo che abbia esposto mai, era una persona molto riservata. Tutta la sua produzione ce l’hanno i suoi familiari, ma è sconosciuto ai più. Nessuno ha pensato a valorizzarlo. Poi c’era il professore Giovanni Pulcini, di Ancona, che insegnava a Galatina nella sezione del legno. Non solo era un mio insegnate, ma spesso andavo a casa sua, dove scolpiva mobili con piedi in stile classico – intagliavamo foglie d’acanto, tarsie, facevamo restauri; Pulcini era un ottimo restauratore -. Infine ho frequentato il professore Umberto Palamà, originario di Sogliano Cavour, ma trasferitosi a Galatina negli anni Cinquanta. Per lui io ero come un figlio. Aveva lo studio dapprima nei pressi della stazione – abitava nel Palazzo Palma in Via XX settembre -, poi comprò una casa sempre lì nei pressi, una parte di quel palazzo. Palamà aveva un grande rispetto nei miei confronti, è stato il primo a capirmi, a rilevare alcuni valori plastici che caratterizzavano il mio lavoro. Grazie a lui ho abbandonato il lavoro artigianale per entrare nel mondo dell’arte, tornando a studiare a scuola. Dedico a lui tutto ciò che ho fatto.

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