Piazza Italia 4. “In fuga van l’ombre e le sembianze dei dilettosi inganni”

di Paolo Vincenti

Nei grassi Anni Ottanta, mio padre, quasi a festeggiare il sopraggiunto benessere economico, portava d’estate la mia famiglia una settimana in vacanza nei villaggi Mediterranee o Valtur. Ricordo ancora il jingle, La bonne franquette, composto da un importante impresario discografico, Herbert Pagani, come quello della Valtur, Canto universale, cantato anche da Fiorello, che all’epoca faceva l’animatore nei villaggi vacanze, e successivamente dal fratello Beppe, che aveva intrapreso la stessa carriera. Anch’io incontrai il giovanissimo Beppe in uno dei villaggi vacanze, dove lui faceva il capo animazione, non ricordo se a Kerkira in Grecia oppure a Santo Stefano in Sardegna o ancora ad Agadir in Marocco. Il jingle è una di quelle marcette simpatiche che ti entrano in testa e non escono più, specie poi se legate ad una periodo bello della tua vita come l’adolescenza. Avevo del tutto dimenticato il nome del compositore di La bonne franquette, quando, qualche giorno fa, ascoltando il disco di Giorgio Gaber L’asse di equilibrio, ho letto che diversi testi sono stati scritti da Pagani, con musiche di Gaber.

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