Douwe Yntema, dall’Olanda un vero amico del Salento

di Francesco D’Andria

 A rendere ancora più triste questa grigia e piovosa mattinata, nella reclusione domestica da CV19, è giunta la notizia che, ad Amsterdam, si è spento Douwe Yntema. Il Salento perde un amico, grande, gentile e sapiente. Il suo lavoro di archeologo si era, sin dall’inizio della sua carriera, indirizzato allo studio delle culture antiche dell’Italia meridionale; conosceva in modo straordinario le produzioni ceramiche della Magna Grecia e dei vari popoli che abitavano questa parte del Mediterraneo, ma il suo occhio guardava in particolare al Salento e, già nel 1974, aveva scritto, nella principale rivista olandese di archeologia, un saggio, dedicato proprio alla ceramica dipinta della Messapia ed alle trozzelle. La nostra profonda amicizia era nata proprio da quell’articolo, che io avevo commentato nel volume su Leuca (1978), con una garbata critica sulla necessità di uscire dal metodo tipologico per avviare una ricerca moderna sui contesti, insediamenti, territori in cui queste ceramiche erano state prodotte. Mi aveva subito scritto dichiarandosi d’accordo con questa impostazione ed era immediatamente scattato l’invito a partecipare agli scavi che stavano per avere inizio a Cavallino, nell’ambito di una Convenzione tra Università di Lecce, Scuola Normale Superiore di Pisa ed École Française di Roma; una presenza olandese non poteva che rafforzare il quadro internazionale!

Iniziò così una vicenda che ha portato risultati decisivi alla conoscenza delle culture, degli abitati e del territorio messapico. Dopo Cavallino iniziarono gli scavi ad Otranto, nel cantiere 3, dove era emersa una stratigrafia dell’età del Ferro: i vari livelli del IX, VIII e VII sec. a.C. restituivano, per la prima volta, materiali greci e indigeni in associazione.

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