Ricordando Aldo Vallone

di Giovanni Bernardini

Oggi che la nostra Università del Salento ha compiuto sessant’anni di vita, ricordare Aldo Vallone significa per me anche aprire una pagina mai scritta di quel primo Anno Accademico 1955-56 quando la denominazione era Libera Università di Lecce, appena nata con la sola Facoltà di Magistero.

Alla cattedra di Letteratura italiana era stato invitato il prof. Mario Sansone, docente nell’Ateneo di Bari, dove con lui relatore m’ero laureato a luglio ’46.

Nel corso degli anni successivi la frequentazione del prof. Sansone da parte mia aveva fatto nascere e consolidare una bella amicizia, naturalmente nel rispettoso rapporto da discepolo a Maestro. Fu così che Sansone, tramite l’amico Michele Tondo, mi comunicò che mi avrebbe gradito quale suo assistente a Lecce.

Io, già titolare d’Italiano e Latino al Liceo Scientifico “Cosimo De Giorgi”, giovane e pieno di progetti, accettai molto volentieri la proposta.

Purtroppo la nota ostilità dell’Università barese verso la neonata salentina impedì a Sansone di accettare l’incarico. Questo fu assunto allora dal galatinese Aldo Vallone, ben conosciuto particolarmente per i suoi studi danteschi e docente in un Liceo Scientifico a Roma. Di conseguenza parve sfumare il mio assistentato, sennonché Sansone volle benevolmente segnalare a Vallone il mio nominativo. Quantunque di persona non ci conoscessimo affatto, Aldo accettò di buon grado il mio nome. Fece presente che egli aveva già coinvolto il suo amico prof. Ennio Bonea, comunque si poteva lavorare benissimo in tre.

Ricordo con qualche nostalgia quel pomeriggio in cui Bonea ed io, nell’atrio dell’edificio ex GIL, stavamo in attesa di Aldo, io un po’ ansioso per la nuova conoscenza. Quando egli arrivò con la grossa borsa e il sorriso cordialissimo mi mise subito a mio agio non permettendomi di dargli del lei. In un colloquio amichevole ci dividemmo i compiti e cominciò il nostro lavoro insieme.

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