Umanistica o scientifica? La cultura è una

di Antonio Errico

Si dice: cultura umanistica, cultura scientifica. Che si dica, per identificare una specificità culturale, certamente va bene. Che si dica per separare, certamente va male. La distinzione tra culture è un’operazione anacronistica e arbitraria, costituita da codificazioni prodotte attraverso astrazioni e, frequentemente, attraverso pregiudizi, luoghi comuni. La cultura è costituita da una integrazione, una interazione, una prossimità di espressioni, forme, contenuti provenienti da contesti differenti.  

Probabilmente, allora,  sarebbe più corretto considerare che esiste una cultura, una conoscenza, e in questa conoscenza  il pensiero si orienta in base ai problemi che deve risolvere, alle situazioni con cui deve confrontarsi, e i problemi, le situazioni sono di ogni tipo, appartengono alla ragione o al sentimento, al conoscibile e all’inconoscibile, alla concretezza e alla riflessione sui destini che ci toccano, alle cose dell’origine e alle cose ultime. Per cui talvolta è necessario un orientamento di pensiero verso una conoscenza di fisica, di biologia, altre volte è necessario un orientamento verso la scena di un romanzo, di un film, verso una poesia; è necessario avere la possibilità culturale di interpretare un fenomeno del cielo, della terra, del mare, ma è altrettanto necessario saper interpretare la meraviglia della luce in un capolavoro di Caravaggio, il senso di un canto popolare, un’Operetta morale.

E’ necessario essere in grado di dare una risposta all’interrogativo pratico che attraversa l’istante di ogni giorno, ma anche a quello che viene da dentro, che potremmo chiamare emozione, che  sorprende in un’ora del giorno o della notte, per il quale  non serve nessun tipo di scienza ma semplicemente una fiaba d’infanzia. In questo caso, a questo punto, la distinzione fra culture rivela i caratteri non solo dell’improprietà ma anche della banalità. Domandarsi se serva una o l’altra è come domandarsi se serva il pane o l’acqua.

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